Introduzione alla Storia Enologica delle Regioni del Vino
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Abruzzo • Basilicata • Calabria • Campania • Emilia-Romagna |
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In Abruzzo si produce un solo vino DOCG e tre vini DOC. Nonostante questi abbiano nomi di rispetto, sono quasi totalmente sconosciuti all'estero e, spesso, vengono erroneamente giudicati di poco pregio e di bassa qualità, ma la situazione sta cambiando rapidamente. |
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Nonostante in Basilicata si produca un solo vino DOC, la qualità è tale che viene annoverato fra i più rispettati ed apprezzati vini rossi italiani. Il nome Aglianico, che definisce sia il vino che l’uva dal quale deriva, è una corruzione della parola “ellenico” ovverosia, Greco. |
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Da secoli gli ulivi, gli agrumi e le viti rappresentano le risorse fondamentali della Calabria, una terra fertile e generosa dove i vini hanno una storia antichissima. I Greci portarono, infatti, nella zona vitigni preziosi la cui eredità sopravvive ancora oggi mescolandosi al desiderio d’innovazione tecnologica, nell’obiettivo di raggiungere traguardi qualitativi sempre più alti. Ecco spiegata, così, la denominazione di “Enotria” che ai tempi della Magna Grecia indicava i territori calabresi e lucani che si affacciano sul Mar Ionio e che in greco significa, appunto, "terra del vino". |
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Pare che l'arte enologica fosse praticata in questa zona fin dal XIII secolo A.C.
Come molti altri prodotti di questa regione, il vino é tradizionalmente fatto per essere bevuto prontamente fin che è giovane, senza sottostare a forme di invecchiamento di sorta. Questo fatto ha condotto alcuni esperti a considerare i vini locali come prodotti di classe secondaria, ma negli ultimi dieci anni la situazione è cambiata drasticamente. |
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L'Emilia-Romagna evoca, in campo enologico, vini spensierati, spesso frizzanti ed abboccati. La visione che ci appare della regione è quella di vigneti destinati alla produzione di grandi quantità con uve per prodotti spesso di modesto contenuto alcolico. Ciononostante, in questa regione dalla storia sempre agitata, ricca ed intensa, dove persino il Cabernet Sauvignon frizzava, a partire dagli anni Settanta, una nuova tendenza ha riformato i canoni enologici. |
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Riprova del livello elitario dei vini della regione è l'alta percentuale di prodotti a DOC. Ciò su una produzione totale modesta ma ragguardevole, se si considera che un 2% circa della produzione nazionale è ottenuto da un vigneto relativamente ridotto come estensione, coltivato con criteri di bassa resa e di elevata qualità. |
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In attesa di vedere come sarà il "vigneto Lazio" nei prossimi anni, dopo che sarà realizzato il piano per la sua trasformazione appena iniziato, non ci resta che illustrare a grandi linee l'attuale panorama delle DOC. Non essendo stata creta alcuna nuova denominazione nel corso dell'ultimo anno, restano a tutt'oggi in vigore 25 denominazioni che coprono complessivamente circa la metà dell'intero territorio regionale interessando tutte e cinque le provincie. |
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L'aspetto più interessante del panorama enologico ligure è la varietà che contraddistingue l'arco di costa ligure. Lungo i circa 270 km. che vanno da Ventimiglia a La Spezia abbiamo due stelle DOC di primissima grandezza: il Rossese ad un estremo (ponente) ed il Cinque Terre all'altro estremo (levante). |
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Nonostante la Lombardia non conti sull’abbondanza e qualità di vini delle regioni confinanti quali il Piemonte, il Veneto e il Trentino, la produzione locale è comunque rispettabile e conta su alcuni vini di fama extranazionale. Di fatto, le zone agricole lombarde sono per la maggior parte destinate alla produzione di colture foraggiere piuttosto che alla viticoltura. Questo detto però, va notato che esiste una produzione di vini degni di nota centrati specialmente attorno a sei zone principali. |
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E' un fatto assodato che i vini marchigiani nell'ultimo decennio siano cresciuti notevolmente come qualità e immagine complessiva.
E' facile infatti oramai trovare in tutti i concorsi nazionali e internazionali un vino marchigiano ai primi posti, ora il Verdicchio di Matelica, ora il Rosso Piceno, ora la Lacrima di Morro d'Alba. In particolare tra i produttori emerge una rinnovata spinta imprenditoriale. |
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Il Molise produce solamente tre vini DOC: il Biferno, che viene vinificato in nero, bianco e rosato, il Molise o del Molise, che è disponibile sia nero che bianco e viene prodotto in tutta la regione e il Pentro di Isernia, che viene vinificato in nero, bianco e rosato nella zona di Isernia. |
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Se si osserva la carta delle aree viticole piemontesi appare evidente come esista un vero e proprio "cuore" viticolo ritagliato a cavallo delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, intorno a cui gravitano altre realtà nella provincia di Torino, di Novara e di Vercelli. Al di là delle suddivisioni amministrative si individuano 19 aree di produzione. |
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La Puglia produce più vino di ogni altra regione Italiana, coprendo circa il 17% della produzione nazionale, e compete con la Sicilia per il primo posto nella produzione di uva. Tradizionalmente, la maggior parte del vino prodotto in zona veniva spedito al nord per essere usata nella produzione di Vermouth a Torino, oppure in Francia, specialmente nelle annate di bassa produzione oppure di scarsa qualità. |
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Un viaggio nell'enologia sarda non è soltanto un viaggio nelle sensazioni e nei piaceri che il vino procura, o nelle curiosità storiche e produttive delle varietà che l'isola offre, ma anche nei luoghi e nelle aziende da cui i vini nascono. Un viaggio con olfatto, gusto e occhi tesi a percepire profumi, sapori e colori che subito si avvertono nell'aria non appena si esce fuori dalle dimensioni urbane. Sensazioni che vengono avvertite con maggiore acutezza da chi arrivi nell'isola per la prima volta, o dopo una lunga assenza, in un immediato impatto olfattivo difficile da dimenticare. |
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La storia dei vini dell'isola si intreccia, proprio ai primordi dell'enologia, con i miti ellenici, storicamente provato che i primi coloni greci giunti a Naxos, una splendida baia nei pressi di Taormina, si dedicarono "professionalmenteì" alla coltura della vite, forti delle esperienze acquisite nella madre patria. Infatti, la Naxos delle isole Cicladi era diventata specialmente nota per i suoi vini pregiati e per il culto a Dioniso, culto che viene fervidamente continuato anche nella nuova colonia siciliana. |
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Partiamo dalla zona del Chianti, che dà alla luce il vino omonimo, forse il vino italiano più conosciuto nel mondo. Il nome Chianti viene citato per la prima volta verso la fine del XIV secolo, ma il vino così come lo conosciamo oggi, a base di Sangiovese arricchito con Canaiolo e Trebbiano, fu codificato nel XIX secolo dal Barone Ricasoli. Originalmente la zona del Chianti si estendeva tra Firenze e Siena, ma già nel 1726 un bando del Granducato di Toscana allargava la zona di produzione alle terre limitrofe, decisione ratificata nel 1932 da un decreto del re d’Italia che però al contempo definiva la zona del Chianti Classico come quella originaria. |
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La viticoltura trentina si estende su una superfice di circa 12.810 ettari. La produzione di vino è di circa 953.000 ettolitri all'anno il 45% è bianco e il 55% è nero, il 79,1% è a DOC., la maggior parte dei quali (80 %) è gestita dalle cantine cooperative. Contestualmente esiste una nutrita schiera di aziende vitivinicole di medio - piccole dimensioni "i vignaioli" che sta sviluppando un ottimo lavoro di valorizzazione delle peculiarità locali. |
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Tra tutti i vini umbri l'Orvietoè il vino “storico”: è prodotto con uve di Trebbiano, Grechetto, Drupeggio e da altre uve bianche dei colli dell'Orvietano. È di colore giallo paglierino e di profumo assai gradevole. A partire dagli anni '30, ma più decisamente dagli anni '60, la viticoltura umbra ha subito una profonda trasformazione. Il terreno coltivato a vite copre 16.503 ettari, la produzione annuale di vino è di 740.000 ettolitri, il 58% è bianco e il 43% è nero, il 30,5% è a DOC. Dal 1960 sono state riconosciute le seguenti Denominazioni di Origine Controllata: Torgiano, Orvieto, Rosso Orvietano, Colli del Trasimeno, Montefalco, Colli Alto Tiberini, Colli Perugini, Colli Martani e Colli Amerini, Lago di Corbara e Assisi. |
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Le uve ed i vini della Valle d'Aosta sono caratterizzati principalmente dall'altitudine e dalle caratteristiche del suolo, composto da una mistura di roccia ghiaiosa e semi-fertile, che rendono i vini della Valle d'Aosta singolari almeno quanto i suoi dialetti e tradizioni. |
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La storia del vino veneto ha particolari radici. Già nel Medioevo si beveva il vino proveniente da tutte le provincie del Veneto. Ogni provincia si distingueva per una produzione di vino che aveva già spiccate caratteristiche di tipicità. Al giorno d’oggi il Veneto presenta una fisionomia viticola che è il frutto di trasformazioni e di scelte recenti, sviluppatesi dopo la ricostruzione post-filosserica delle vigne. La produzione d'uve da vino è una delle componenti fondamentali dell'economia agricola della regione e occupa un posto di primo piano nell'ambito nazionale. |
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