Il vigneto della metropoli
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Terminava così la lettera che Francesco Petrarca (poeta, 1304-1374) scrisse a Guido Arcivescovo di Genova, il 21 ottobre 1353, mentre soggiornava presso il Castello di San Colombano - oggi sede del Consorzio Volontari Vini DOC San Colombano al Lambro - ospite dell’Arcivescovo di Milano Giovanni Visconti.
Il disciplinare di produzione |
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| La DOC San Colombano al Lambro, o San Colombano, è stata istituita nel 1984, ed ha subìto una revisione nel 2002 (G.U. n. 272 del 20/11/2002), riconoscendo oggi due tipologie di vino: | |
| ROSSO: | |
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| BIANCO: | |
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| Entrambi sono previsti in versione fermo e frizzante. Per il rosso è consentita anche una versione riserva. Le uve devono derivare da vigneti iscritti all’albo della denominazione e, prima della commercializzazione, è previsto l’esame chimico ed organolettico del vino da parte della commissione di degustazione istituita dalla camera di commercio. |
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Piccola enclave milanese innestata tra le province di Pavia e di Lodi, la collina di San Colombano sorge a soli 40 chilometri a sud di Milano, tra i fiumi Lambro ed Olona prima della loro confluenza nel Po, rappresentando l’unica zona di produzione vinicola a Denominazione di Origine Controllata compresa nella provincia di Milano.
| La "uva d’oro" | |
Oro, come il colore dell’uva Verdea quando veniva lasciata appassire nei fruttai, per poterla poi consumare insieme ai parenti ed agli amici durante il pranzo di Natale, nelle case dei contadini. Oggi l’uva Verdea, anche se coltivata in quantità limitate, viene prevalentemente destinata alla vinificazione, dando origine a vini bianchi secchi di buona freschezza e di ottimo frutto, oppure a vini bianchi dolci, dove compare spesso in purezza. Originario della Toscana, questo vitigno autoctono è limitatamente diffuso nelle zone del pisano, del piacentino e, appunto, del basso milanese, rientrando anche tra i vitigni raccomandati per la provincia di Milano. In Toscana viene chiamata Colombana, o Colombana Bianca.
Resistente alle malattie ed al marciume, ma sensibile alla siccità, riporta grappolo conico o semipiramidale, corto, alato, spargolo, acino di media grandezza, tondeggiante, parzialmente ricoperto di pruina, con buccia spessa e colore verde-giallo, tendente al dorato con la maturazione. La foglia è media, pentagonale, trilobata o pentalobata. |
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La DOC San Colombano al Lambro viene condivisa dal piccolo borgo antico di San Colombano con altri quattro comuni: Miradolo Terme e Inverno Monteleone, in provincia di Pavia, Graffignana e Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi. La Collada – così viene chiamato il gruppo di collinette, dagli abitanti del luogo – rappresenta una appendice subappenninica a nord del Po, le cui origini geologiche sono da ricercare, con ogni probabilità, nei possibili movimenti tellurici dell’età miocenica che la avrebbero fatta emergere dal mare. Il territorio è formato da un insieme di morbide colline, di dislivello non superiore a 75 metri dalla Pianura Padana, con una estensione da est ad ovest di circa 7 chilometri per una lunghezza di 2 chilometri; il sottosuolo è prevalentemente argilloso ed alterna zone calcaree ad altre più sabbiose, ricco di carbonato di calcio, iodio, ossido di ferro, cloruro di sodio, ma anche anidride solforosa ed anidride carbonica, come testimoniato dalla presenza di acque termali salso-bromo-iodiche che sgorgano alle Terme di Miradolo ed alle Fonti Minerali Gerette di San Colombano.
| Il Santo Colombano | |
| Dove la realtà storica lasci il posto alla leggenda popolare non ci è dato di sapere, ma sembra che il nome di San Colombano derivi dal monaco irlandese Colombano, che vi avrebbe soggiornato nel VII secolo, periodo nel quale egli fondò l’abbazia di Bobbio, nella Val Trebbia in provincia di Piacenza. Il monaco, fatto poi santo in riconoscimento alla sua fattiva opera di evangelizzazione, avrebbe diffuso le proprie conoscenze in materia di viticoltura agli altri monaci suoi seguaci, conoscenze acquisite dalle opere di agronomia dei classici francesi, ricopiate su pergamena dagli amanuensi dell’ordine. |
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L’altitudine delle colline che, per quanto limitata, permette di risparmiare le vigne dalle insidiose nebbie padane, la composizione del sottosuolo e l’ottimo soleggiamento dei declivi, esposti in buona parte a sud, rendono l’ambiente pedoclimatico di questo angolo di Lombardia ideale alla coltura di diverse specie di vitigno, tra cui la Croatina, la Barbera e la Uva Rara, che rientrano appunto nella base ampelografica del San Colombano al Lambro Rosso DOC, oppure lo Chardonnay ed il Pinot Nero, che vanno invece a comporre la parte prevalente dell’uvaggio San Colombano al Lambro Bianco DOC.
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