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Viticoltura - Storia e Tecniche – (Prima Parte)
Caesar - 7 Ottobre 2003

Prima ParteSeconda Parte

La Fillossera, o il Nemico Pubblico Numero Uno

Il nemico più temibile del viticultore è la filossera, un afide parassita della vite appartenente alla famiglia dei Phylloxeridae. Infatti, fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, il patrimonio vitifero italiano fu distrutto quasi per intero da questo parassita.

Si tratta di un minuscolo insetto in grado di provocare danni ingenti all’apparato radicale dei vitigni europei (vitis vinifera e vitis silvestris). La filossera punge le radici della vite generando la formazione di tuberosità e nodosità che compromette la normale funzionalità dell'apparato radicale e, in ultima analisi, ne provoca il disgregamento.

Sulle viti native americane d'altra parte (vitis rupestris, vitis berlandieri e vitis riparia), la fillossera provoca solamente danni limitati all'apparato aereo della pianta senza arrecare danni alle radici.

Queste caratteristiche hanno portato all’identificazione delle varietà americane più adatte a fungere da portainnesto per le varietà europee, generando così vitigni più resistenti a questa terribile minaccia. Nella costituzione di nuovi impianti sono quindi utilizzate piante innestate, composte dall'apparato radicale di vite americana resistente alla fillossera come portainnesto o "piede", mentre la porzione epigea (ossia la varietà innestata) appartiene alla specie europea.

La Coltivazione della Vite nel Mondo

  Hill Vineyards
 
  Vineyards
  Vigneti collinari in diverse stagioni
   

Attualmente, la vite è coltivata in circa 50 paesi in tutto il mondo, ma la stragrande maggioranza degli impianti si trova in Europa. Infatti, il "vecchio" continente detiene il primato fornendo circa l’80% della produzione mondiale. Per contro, in tutto il continente americano si produce il 14%, in Africa il 4%, mentre Asia e Australia unite contano per l’1% della produzione totale.

L’Italia, in particolare, è il paese col maggior patrimonio viticolo del pianeta. Le regioni produttive più importanti sono il Veneto, il Piemonte, L’Emila-Romagna, la Toscana, la Puglia e la Sicilia, ma la vite è coltivata in tutte le regioni italiane con ottimi risultati e un buon livello qualitativo.

L'Italia conta anche su di una grande tradizione vivaista, fornendo materiale da innesto, cioè legno per talee e barbatelle, a diversi paesi stranieri in tutto mondo.

Inoltre, millenni di viticoltura hanno dato vita in Italia a numerose varietà di vitis vinifera le quali rappresentano un tesoro prezioso per le regioni del vino italiane. Infatti, al contrario di vitigni originari d’altri paesi i quali, proprio per la loro adattabilità sono detti vitigni internazionali, molte delle varietà d’uva italiane attecchiscono difficilmente al di fuori delle loro regioni d’origine. Questo fatto ha consentito e consente la produzione di grandi vini italiani non riproducibili in nessun'altra parte del mondo.

La pianta di vite ha una vita di circa 40-50 anni. Per i primi 7-8 anni, la giovane pianta va da una fase totalmente improduttiva ad una produzione sempre crescente, fino a stabilizzarsi nei successivi 20-25 anni. Infine, la produttività decresce per un periodo di circa 10 anni, fino alla fine della pianta.

In realtà, la pianta della vite potrebbe vivere fino a 100 anni se non fosse per il forzato assemblaggio d’ibridi fatti con un piede di vite americana, metodo che produce vitigni resistenti alla famigerata filossera, ma che sono definitivamente meno longevi.

Tuscan Vineyards in Fall
Gloriosi vigneti toscani in autunno

Metodologie per l'Impianto dei Vigneti

Esistono vari metodi di propagazione della vite, alcuni dei quali sono radicati nell'antichità. Oggigiorno tuttavia, due sono i sistemi più diffusi, cioè l’innesto a “doppio spacco inglese” e l'innesto “a gemma”.

Il primo metodo consiste nel preparare direttamente una barbatella utilizzando due elementi, il portainnesto e la varietà. Col secondo sistema invece, l'innesto della gemma di vite è effettuato su di un portainnesto, o "piede", già piantato.

Con l’impianto di un vigneto si crea un mini-ecosistema naturale composto da uno o più vitigni innestati su porta innesti, dal clima della zona, dalle caratteristiche del terreno e da una serie di tecniche antropiche.

Ciascuno di questi elementi contribuisce alle caratteristiche del vino che sarà prodotto.

Con questo si conclude la prima parte della nostra breve storia della vite. Nel prossimo articolo daremo uno sguardo più dettagliato ai vari tipi di vitigni e alle diverse tecniche di coltivazione.


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