Baja California Sideways 2010: 4o giorno Loris Scagliarini - Foto Loris & Brigit -- Pubblicato - 19 Ottobre 2010
<< Indietro • Quarta di 7 parti • Avanti >>
Giovedì 12 Ottobre 2010
Come al solito mi alzo presto e, seduto al fresco mattutino sul nostro balcone, leggo e rispondo e-mail e sbrigo un po' lavoro mentre il porto lentamente si sveglia e i dipendenti del residence arrivano per il loro turno giornaliero. Preparo una caraffa di infuso di ibisco, che qui chiamano Té de Jamaica (Te di Giamaica) e lo metto in frigorifero per berlo freddo durante il giorno. A causa del gran caldo beviamo molto e l'infuso di ibisco gelato è un buon sostituto per l'aqua pura.
Dopo colazione Brigit prepara dei sandwich per un picnic e ci mettiamo per strada sulla Carretera Federal Mejico 19 in direzione di Todos Santos (Tutti i Santi). Per strada incontriamo parecchi tratti con lavori in corso che rallentano notevolmente la marcia, dato che stanno allargando la carreggiata dell'attuale strada a due corsie e costriscono sette ponti tra Cabo e Todos Santos per trasformarla in una strada scorrevole a 4 corsie, come hanno già fatto recentemente con la Strada Federale 1. Lungo il tragitto vediamo varie spiagge deserte con invitante sabbia dorata, case isolate circondate da palme a pochi passi dall'acqua e alcuni complessi turistici abbandonati o mai completati.

Hotel California, Todos Santos, Baja California Sur, Mesico
A Todos Santos c'è una fiesta in corso e parte del centro è chiuso al traffico e invece del traffico per le strade ci sono banchi che vendono giocattoli di plastica, cibarie, CD e DVD e una varietà di altri oggetti. La scena mi ricorda stranamente Castelfranco Emilia, in Italia, nei giorni di mercato. Passeggiamo per un po' tra i banchi pieni di merce e dopo un po' arriviamo al famoso Hotel California, che si dice abbia ispirato la famosa canzone omonima degli Eagles.
L'HotelCalifornia, con il giardino interno, l'annesso ristorante La Coronela (La Colonnella), il bar e il negozio con oggetti tipici, libri e arte prodotta da residenti stranieri e artisti locali, ci porta indietro nel tempo, a quando abitavamo all'Antigua Guatemala, in particolare posti come La Fuente (La Fontana) o La Casa del Conde (La Casa del Conte). Per questo mi viene voglia la voglia un po' nostalgica di sedermi ad un tavolo nel giardino e bere una birra gelata, Brigit invece ordina un Margarita, che è in pratica l'unica bevanda che associa con il 'vero Messico'. Tempo che arrivano le bevande abbiamo deciso di lasciar perdere il picnic e pranzare invece li.

Il giardino interno dell'Hotel California, Todos Santos, Baja California Sur, Messico
Brigit ordina Chile Relleno (Peperone Ripieno) e io chiedo Fish Tacos, che consistono in tre tortilla ripiene di pesce grigliato con cipolla, tagliate a metà e disposte a raggiera attorno ad un cerchio centrale per metà verde di guacamole e per metà rosso di salsa [la salsa messicana consiste di pomodori freschi tagliati a cubetti mescolati a cipolla tritata, peperoncino e coriandolo, NdT] creando uno stilizzato sole patriottico, dato che il bianco rosso e verde sono i colori della bandiera messicana [gli stessi colori della badiera italiana, con la differenza che sul campo bianco c'è un'aquila con un serpente nel becco abbarbicata ad un mortaio contornato da cactus, NdT]. Alla fine scambiamo gli ordini perché il Chile Relleno, che oltre ad essere pieno di formaggio com'è tradizione, contiene anche gamberetti e piccole cappesante ed è coperto da formaggio fuso mescolato ad aneto, è leggermente piccante e Brigit recentemente ha sviluppato un'allergia a tutti i tipi di piccante.

Pranzo al ristorante La Coronela, all'Hotel California
Dopo pranzo passeggiamo ancora un po' per il centro, visitiamo la chiesa, passiamo dalla piazza e visitiamo alcuni dei negozi la cui merce è ovviamente per turisti, o per i numerosi residenti stranieri che si sono trasferiti qui da varie parti del mondo.

Todos Santos, Baja California Sur, Messico
Più tardi, sulla via del ritorno a Cabo, ci fermiamo in una delle invitanti spiagge deserte che avevamo visto in mattinata. Ll'unica traccia di vita sono le nostre impronte nella rena bagnata e i numerosi granchi che fuggono nell'acqua veloci al nostro arrivo, liberando un centinaio di metri alla destra e altrettanti alla sinistra dei teli che stendiamo sulla sabbia.
Tornati in hotel faccio una doccia e sbrigo un altro po' di lavoro mentre Brigit va a rilassarsi in una delle jacuzzi presso la piscina. Quando ritorna prepara una interpretazione di caprese che include fettine sottili di peperone rosso dolce e cetriolo oltre al solito pomodoro, mozzarella e basilico (abbondante, come piace a lei) e ceniamo in casa, completando il pasto con il doggie bag che abbiamo portato a casa la sera precedente da Alexander. Il doggie bag (letteralmente 'pacchetto del cane), è il costume statunitense di portarsi a casa dal ristorante il cibo rimasto nel piatto. Si chiama doggie bag perché originariamente si diceva che era inteso per il cane, anche se in realtà veniva e viene mangiato a casa dal proprietario del cane. Questa è una tradizione statunitense che ho imparato ad apprezzare, dopo aver vinto la mia reticenza tipicamente italiana di uscire dal ristorante con un pacchetto o una borsina in mano. A seconda del tipo di locale, a riichiesta viene portato al tavolo un contenitore in modo che il cliente si serva da solo, oppure il cameriere riorta gli avanzi in cucina e ritorna con il pacchetto gia' preparato.

La caprese di Brigit
Annaffiamo il tutto con la bottiglia di Monte Xanic Sauvignon Blanc Viña Kristel che acquistata domenica alla Vinoteca e, dopo aver lavato i piatti, 'medito' con un bicchiere dell'eccellente Santo Tomas Misíon 1888 davanti alla TV.
<< Indietro • Quarta di 7 parti • Avanti >>
|
|