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La ricerca scientifica usata nella lotta ai falsari del vino
Cahal Milmo - 18 Giugno 2004

Per proteggere i vini più blasonati vengono già usate etichette che usano misure anti-contraffazione e codici numerici unici, e presto i produttori dei migliori vini internazionali avranno un'altra arma a loro disposizione per combattere i falsari: la spettrometria atomica.

Un gruppo di scienziati spagnoli ha rivelato ieri una tecnica che permetterà ai produttori delle grandi marche di Champagne o dei chateaux di Bordeaux di determinare in tempo reale se una bottiglia che porta la loro nome contiene in realtà il loro vino. Il sistema identifica una "impronta" unica composta da 16 elementi presenti nel vino determinando, ad esempio, se un certo vino spumante è un Cava spagnolo oppure uno Champagne francese.

"Questo è un potente strumento d'identificazione," dice la Dottoressa Ana Maria Camean, che ha condotto la ricerca spagnola. "Durante i nostri testi non abbiamo ottenuto nessuna valutazione errata."

La scoperta, che secondo gli inventori da risultati accurati al 100 per cento, arriva in un momento in cui i produttori di vino sono costretti a spendere milioni di euro in sistemi sempre più sofisticati nella protezione delle loro etichette e dei loro vini.

Le contromisure includono etichette con marchi d'identificazione nascosti come avviene per le banconote, sigilli anti-contraffazione, incisioni al laser e, nel caso di un produttore australiano, particelle del DNA del vino che vengono mescolate all'inchiostro usato nella stampa dell'etichetta, permettendo l'identificazione legale del prodotto in laboratorio.

Si ritiene che in un anno nel mondo venga venduto vino contraffatto per il valore di oltre 1,5 milioni di euro. In una delle grandi truffe degli ultimi anni, un milione di bottiglie false di Rioja, complete di etichette contraffatte, sono state prodotte in un impianto di imbottigliamento industriale a circa 480 chilometri a sud della famosa zona di produzione spagnola.

I produttori e i rivenditori si trovano d'accordo sul fatto che in un'industria globale del valore di circa 457 miliardi di euro la contraffazione rappresenta una piccola percentuale. Ciononostante, si tratta di un problema abbastanza preoccupante che l'industria enologica vuole e deve affrontare seriamente, prospettando quindi un mercato potenzialmente lucrativa per il nuovo test anti-contraffazione.

Un dirigente di una nota casa produttrice di Champagne ha detto: "La protezione del marchio è la nostra prima priorità. Sono certo che ci sarà un mercato per un metodo che permetta di verificare con certezza bottiglie sospette."

"Esiste senz'altro un grave problema di contraffazione vinicola che colpisce la fascia alta del mercato," dice Andrew Gordon, direttore della prominente azienda londinese distributrice di vini di qualità Corney & Barrow. "Sono state prese precauzioni mirate a proteggere le etichette più famose rendendo la contraffazione proibitivamente costosa. Petrus, per esempio, ha escogitato una formula unica per le sue etichette. L'adozione di queste misure protettive ha evitato proporzioni epidemiche del problema. In 20 anni di attività ho visto personalmente solo una mezza dozzina di cartoni di bottiglie contraffatte. Tuttavia, esistendo la possibilità di acquistare un cartone di Claret per 3.000 sterline (circa 4.550 euro) e trasformarlo in un cartone di 1982 Le Pin del valore di 30,000 sterline (circa 45,500 euro), la tentazione per qualcuno ci sarà sempre."

I risultati del test spagnolo, pubblicato sulla rivista New Scientist (Il Nuovo Scienziato), spera di rendere tutti i metodi usati finora obsoleti facendo del vino stesso un prodotto a prova di contraffazione.

Il sistema usa la tecnica della spettrometria atomica per misurare i livelli oligo-metallici di un vino in bottiglia confrontandoli con la "impronta digitale" del vino originale. Lo Champagne per esempio, contiene 0.6 milligrammi di zinco per litro, ossia il doppio del Cava spagnolo.

Tom Stevenson, autore della New Sotheby's Wine Encyclopedia (Nuova Enciclopedia del Vino di Sotheby), dice: "Tre quarti del vino venduto come 'italiano' negli Stati Uniti non è prodotto in Italia."

Durante le celebrazioni del millennio il mercato britannico è stato inondato da Champagne contraffatto. I produttori francesi insistono che, nonostante il problema verificatosi quattro anni fa, la contraffazione di Champagne rimane una rarità, grazie soprattutto ai controlli accurati imposti sui canali distributivi. Ciononostante alcuni produttori fanno uno sforzo notevole per proteggere i loro marchi. Louis Roederer, produttore del Cristal, uno degli Champagne favoriti dalle celebrità, ha introdotto un codice numerico unico sia sulle bottiglie che sui cartoni, consentendo l'identificazione e la rintracciabilità di ciascuna confezione e bottiglia.

"Siamo estremamente preoccupati dal fenomeno della contraffazione e lo prendiamo molto seriamente," dice Frederic Heidsieck, direttore internazionale per le vendite del Cristal. "Infatti stipuliamo contratti assicurativi a protezione del nostro prodotto."

Pubblicato originalmente su <independent.co.uk>
Traduzione dall'inglese di WineCountry.it


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