Alma Mater Vinorum
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Villa I Tatti nel 1909 |
Facciamo un passo indietro nel tempo di poco più di un secolo.
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Bernard Berenson a Villa I Tatti nel 1911 |
Nel 1906 il grande critico e storico d'arte americano Bernard Berenson acquistò la Villa I Tatti, situata a Fiesole, nelle immediate vicinanze di Firenze. Tre anni più tardi l'insigne studioso diede incarico a Cecil Pinsent e Geoffrey Scott di trasformare secondo i suoi intendimenti il fabbricato padronale e l'annesso, meraviglioso giardino. Alla sua morte, avvenuta nel 1959, Berenson lasciò la Villa I Tatti, con la ricca biblioteca in essa ospitata, alla prestigiosa Università statunitense di Harvard, che da allora ne ha fatto un centro internazionale di studi sul Rinascimento italiano.
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Villa I Tatti vista dal parco |
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Scalinata d'accasso a Villa I Tatti dal parco |
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Harvard Crest |
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La Villa, risalente in parte al XVI secolo, contiene oggi il ricchissimo lascito librario di Berenson, un altrettanto ampio archivio fotografico e vi sono inoltre raccolte 120 opere d'arte rinascimentale e orientale. Ma non è ancora tutto: la proprietà fondiaria, che si estende su 35 ettari complessivi, vanta una piccola, e poco conosciuta, produzione di colture nobili. Ci riferiamo ai 3.500 ulivi, che danno una produzione annua di 45 – 50 quintali di pregiato olio extravergine d'oliva, ed ai due ettari di vigneto, da cui si ottengono vini di sorprendente qualità.
Hai letto bene: l'Università di Harvard, orgoglio accademico non solo degli Stati Uniti ma del mondo intero, attraverso la Villa fiesolana "I Tatti" produce nettari sopraffini per la tavola: anche se, con understatement tipico della Nuova Inghilterra, non ci tiene troppo a farlo sapere in giro.
Essendo noi enoappassionati, siamo andati a cercare e a scovare, e abbiamo parlato soprattutto di vino, con il Responsabile Tecnico della tenuta, l'attivissimo Andrea Laini, che si considera un po' l'erede del fattore dei tempi andati. Arrivato a Villa I Tatti nel 2001, Laini ha rivoltato come un guanto la produzione dell'azienda, orientandola a un'eccellenza qualitativa senza compromessi. E i risultati non hanno tardato ad arrivare: oggi Villa I Tatti ha puntato a eliminare completamente lo sfuso, ed è arrivata a produrre 8.000 bottiglie complessive, per tre quarti di Chianti Colli Fiorentini DOCG e per la quota restante di Rosso Toscano IGT. Il Chianti, in particolare, è di carattere rimarchevole: dopo sei mesi di barrique francese (mix di vari passaggi, in modo da non esporlo soltanto a legno nuovo), acquisisce un nerbo vivace, brillante, che invita a bere e a ribere, con gradevole facilità, senza essere minimamente stucchevole. Un'autentica, piacevolissima sorpresa.
La proprietà della Villa I Tatti non ha comunque intenzione di fermarsi, e già progetta per il 2008 un ulteriore ampliamento della vigna. Risultati alla mano, fa bene, non c'è che dire.
Sulle bottiglie della Villa I Tatti non campeggiano riferimenti harvardiani. Il blasonato centro studi non ha certo necessità di vendere – in assoluto e visti i piccoli volumi di produzione – e non intende quindi esibire il leggendario stemma con la scritta VERITAS. L'unica icona che si scorge, nelle etichette sia del vino sia dell'olio, peraltro molto eleganti come c'è da attendersi, è l'antico monogramma di Berenson, il mecenate innamorato dell'arte rinascimentale italiana: un'ape sormontata da due "B" giustapposte, a formare le iniziali del grande studioso statunitense scomparso, Bernard Berenson.
Siamo convinti che quest'ape sia destinata a far parlare molto di sé. E non solo negli ambienti accademici.
| Per informazioni: Villa "I Tatti", The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, Via di Vincigliata 22, 50135 Firenze, t T el. 055 603251, Fax 055 603383 |
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