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Romano Levi: L'uomo della grappa che parla con gli angeli e disegna a mano le proprie etichette
La Redazione - 30 Agosto 2006

Romano Levi
 

Romano Levi

 

La vita di Romano Levi si può contare a fiammiferi. Lui ne accende uno all'anno, in autunno, per dare il via all'attività quasi rituale che ruota attorno all'alambicco a fuoco diretto della sua vecchia distilleria. Una volta acceso, il fuoco continua a bruciare senza sosta fino alla primavera seguente.

Il lavoro di Romano inizia alla fine della vendemmia, quando i coltivatori e cantine delle colline di Langa gli portano le vinacce appena torchiate. Per prime arrivano le vinacce di Moscato e Dolcetto, poi quelle di Barbera e Nebbiolo.

Questo rituale si ripete ogni anno da oltre 60 anni, esattamente dal 1945. Prima di lui, a partire dal 1925, era suo padre Serafino che accendeva il fiammifero in autunno. Serafino era arrivato in Piemonte da Campodolcino, un paese di distillatori e contrabbandieri della Valtellina. Quando il padre morì, ancora giovane, nel 1933, lasciando i figli Romano e Lidia poco più che ragazzi, il compito di tendere alla distilleria passò alla moglie Teresina.

 

In parole sue

... un giorno nel mio giardino è arrivato un signore. Voleva 1,000 bottiglie per una mostra per la Rinascente... Io l'ho lasciato parlare e l'ho guardato chiudere il cancello e andarsene soddisfatto.

Il giorno dopo ho scritto una lettera che incominciava così:

"Cara Signora Rinascente, per le bottiglie che mi sono state richieste preciso che: sei sono pronte, altre sei posso mandarvele fra un mese. Per tutte le altre, non so."

Nella primavera del 1945 però, all'improvviso il mondo di Romano, che allora non aveva ancora compiuto 17 anni, e di Lidia, che aveva appena terminato gli studi magistrali e andava per i 20, cambiò drasticamente.

La mattina di Venerdì Santo, 30 marzo 1945, una manciata di giorni prima che la carneficina della seconda guerra mondiale finisse, gli aerei alleati bombardarono i binari della linea secondaria tra Nizza Monferrato e Alba, inclusa la piccola stazione di Neive. In tutto otto bombe e una sventagliata di mitraglia. Il risultato una decina di corpi senza vita nella polvere insanguinata. Fra i corpi immobili quello di Teresina.

"Danni collaterali", direbbero seriosi i mezzibusti di oggi alla TV.

Lidia si era rifugiata in chiesa, Romano in cantina. Polvere ovunque, grida, sangue. Qualcuno raccolse il corpo della madre e lo portò a casa.

Fu nel novembre di quell'anno che Romano Levi strofinò il suo primo fiammifero e accese la caldaia dell'alambicco.

"Non avevo mai fatto la grappa, chi sapeva mi consigliò", dice Romano. Nella sessantina d'anni trascorsi da allora è diventato, suo malgrado, una celebrità.

Grappa Romano Levi
Etichetta di Grappa Romano Levi

Responsabile in parte di questo successo fu l'indimenticabile Luigi Veronelli, che nei primi anni '60 scrisse di lui su "Epoca" e lo soprannominò 'Grappaio Angelico', consegnando così quelle bottiglie strane e uniche prodotte dalla distilleria "Serafino Levi di Neive" ed il loro creatore all'aristocrazia dell'acquavite.

A quei tempi la grappa stava uscendo dalle osterie frequentate da operai per entrare nei salotti della borghesia e quelle etichette disegnate a mano, che raccontavano e raccontano scampoli di vita e di poesia, si facevano notare.

Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi
Grappa Romano Levi

Erano, e sono, rettangoli di carta dai bordi irregolari che Romano, nel suo antro un po' magico, con la finestrella avvolta dalle ragnatele perchè "mi fanno compagnia", disegna ancora oggi con inchiostro di china dai colori vivaci. Disegni un po' naïve, come l'ormai mitica Donna selvatica che scavalica le colline ad una ad una. 'Scavalica', non 'scavalca', come ha scritto qualche falsario. Senza mai essersi mosso dalla sua Neive, Romano Levi si è così ritrovato al centro di interessi e curiosità che ne hanno fatto un mito vivente. Su Internet ci sono almeno tre siti dedicati a lui e le sue etichette e bottiglie di grappa si vendono all'asta su eBay e su siti giapponesi.

Grappa Romano LeviCome sempre Romano si alza verso le 4,30 e segue il lavoro davanti all'alambicco, nella caldaia brucia le vinacce secche dell'anno prima, in un ciclo assolutamente ecologico dove nulla viene sprecato. Poi va nella stanzetta delle etichette, disegna un sole o una manciata di fiorellini (sempre in numero dispari) e infine sale da Lidia, la sorella che gli prepara le erbe che ogni tanto aggiunge alle grappe.

Nel frattempo, come nell'atelier di un pittore famoso o di un mago curatore d'altri tempi, il pellegrinaggio degli ammiratori e 'seguaci' è continuo. Davanti al cancello della cascina col camino fumante, lungo lo 'stradone' per Alba, si fermano auto di grossa cilindrata.

C'è chi arriva con la foto degli incontri precedenti. Altri portano civette in miniatura. "Non è vero che portano sfortuna, io amo tutti gli animali", dice Romano. Ne ha ricevuto in dono da tutto il mondo.

Nel cortile dimesso e magico è passata gente famosa come Marcello Mastroianni e Andrea Bocelli. Sono arrivati emissari della cancelleria tedesca e si sono accesi i riflettori delle tv di mezzo mondo. Lui, senza scomporsi troppo, fa collezione di "strette di mano". Poi a sera torna il silenzio, che è musica, come ha scritto in una delle sue etichette che è fra le più cercate dai collezionisti.

Grappa Romano Levi
Etichetta di Grappa Romano Levi

"Visitato impianti tutto regolare", scrisse una volta su un'etichetta dopo un'ispezione della Guardia di Finanza. Un'altra volta un moscerino finì per caso in una bottiglia e lui creò la 'grappa con moschino'. "È successo una volta e c'è chi vorrebbe che la ripetessi", dice Romano scrollando le spalle.

Romano e Lidia guardano scorrere il tempo. Lei ha passato gli ottant'anni, lui ci sta arrivando.

"Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati", si legge su una delle tante etichette create da Romano.


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