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Motori a vino
Bernhard Warner (per Wired.com) - 6 Settembre 2006

   

Il rapporto che gli italiani hanno con il vino ha un aspetto quasi sacrale. Giovanni Marani invece, vuole usarlo per fare il pieno del serbatoio. Marani è il capo ingegnere della Distilleria Caviro di Faenza e mi sta facendo visitare l'azienda, parlando ad alta voce per farsi sentire al di sopra del rumore cacofonico di macchinari, nastri trasportatori, tritatrici, miscelatori e sbuffi di vapore che escono dalle caldaie.

"Eccole"! Mi dice puntando ad una montagna di graspe in fermentazione dalle quali emana un odore pungente. I rifiuti solidi della pigiatura, insiste Marani, rappresenta il nuovo tipo di risorsa rinnovabile che in futuro alimenterà fabbriche e automobili in tutta Europa. "Non è un fatto noto a molti italiani", dice, "ma questo materiale può diventare un'importante fonte d'energia per il futuro".

Da secoli le distillerie italiane hanno usato una certa quantità di graspe per produrre grappa. Ora però, i prezzi stratosferici del carburante – che in alcune parti d'Europa si aggira attorno ad 1,50 euro al litro – e la massiccia sovrapproduzione di vino degli ultimi anni, da vento alle vele di innovatori come Marani, i quali vedono nell'etanolo da vino il carburante del futuro.

Le bucce d'uva contengono, come del resto altre parti delle piante, carboidrati che possono essere scomposti in zuccheri e fatti fermentare. Dalle bucce di uva si può distillare alcol etilico a sufficienza per farne una rispettabile fonte di carburante biologico, o un additivo del carburante tradizionale. Alla fine della vendemmia, la sola Caviro raccoglie all'incirca 100.000 tonnellate di graspe provenienti da vitigni e cantine da varie parti d'Italia.

Da ottobre a giugno i macchinari della distilleria prelevano materiale dalla pila e lo depositano su un complesso di nastri trasportatori che vanno ad alimentare una serie di presse e caldaie. La soluzione che ne risultata viene fermentata ulteriormente e in una sezione della distilleria diviene grappa, mentre in un altro settore dell'azienda viene trasformata in bio-carburante. La quantità di grappa prodotta dalla Caviro è relativamente piccola in confronto ai circa 30.000 ettolitri di alcol etilico che escono dalla distilleria. Il carburante così ottenuto viene venduto in varie parti d'Europa.

In Italia invece ne viene venduto pochissimo. Le leggi italiane che regolano l'uso dell'etanolo sono frammentarie e confuse, quindi i consumatori non vengono incentivati ad usare questo carburante alternativo – sempre ammesso che riescano a trovarlo. I legislatori italiani stanno attualmente lavorando in accordo con l'UE per adottare direttive che promuovano la vendita dell'etanolo da vino. Se la confusione legale e la scarsa diffusione di questo tipo di carburante in Italia non fosse sufficiente, a questo bisogna aggiungere il tabù nazionale nei confronti del vino e dell'uva. Sono pochi infatti gli italiani che accettano tranquillamente l'idea che i loro sacrosanti grappoli di Sangiovese o Montepulciano finiscano col produrre qualcosa tanto plateale come carburante alternativo. "La gente vede il vino come una bevanda preziosa", dice Marani scuotendo la testa.

Ma c'è di peggio in serbo per i puristi del vino. Infatti non solo la graspa viene trasformata in carburante, ma anche il vino subisce la stessa sorte. Con il provvedimento della "distillazione di crisi", lo scorso anno l'Unione Europea è corsa ai ripari della sovrapproduzione, con relativo rischio di abbattimento dei prezzi, permettendo a vari stati membri di vendere il surplus di vino alle distillerie a prezzi ridotti. In questo modo oltre 1 miliardo di bottiglie di vino francese, spagnolo, italiano, greco e ungherese è finito in distillerie come la Caviro, dove è stato convertito in 3,6 milioni di ettolitri di etanolo – abbastanza per alimentare 36.277 automobili svedesi che, da oltre un anno, funzionano con un misto di bio-etanolo e benzina. Questa è solo una minuscola parte del mercato europeo per il bio-carburante, che secondo le previsioni triplicherà entro il 2008.

Mentre mi fa visitare la distilleria Marani ricorda un recente viaggio in Svezia, dove ha visto automobili ed autobus alimentati con carburante prodotto in parte con vino italiano. "È difficile da credere, ma i maggiori consumatori di vino italiano sono gli svedesi", dice enfaticamente. O, più precisamente, le automobili svedesi.

Fonte: Wired.com - Numero 14.09 - Settembre 2006 – © 2006 Wired.com
Tradotto da WineCountry.IT


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