Il Brachetto acquese conquista anche la Cina La Redazione - 27 Maggio 2004
Più vino sulle tavole cinesi e meno distillati di riso
Dopo il Giappone, la Cina si prospetta come uno dei più promettenti nuovi mercati orientali per i vini italiani. Il Consorzio di tutela del Brachetto d’Acqui DOCG ha infatti aperto un ufficio di rappresentanza a Shanghai per facilitare i contatti tra gli operatori economici cinesi e i vitivinicoltori piemontesi.
In una manifestazione organizzata al Presidential Plaza Hotel di Shanghai, alla quale hanno partecipato i vertici Ice e dell’ambasciata italiana il vino dolce e aromatico dell’acquese è stato presentato e proposto in degustazione.
"La Cina si sta aprendo al vino," hanno spiegato i dirigenti del Consorzio. "Il motivo principale è che si vuole destinare una quantità maggiore di riso all’alimentazione anziché utilizzarlo per ricavarne distillati".
Un altro significativo evento curato da Tina Dacasto, responsabile per le relazioni esterne del Consorzio e al quale hanno partecipato oltre cinquanta giornalisti di varie testate e tv, compresa quella di Stato, si è svolto, sempre a Shanghai, al "Jin Wem Arts Center". Durante la serata di gala il vino piemontese è stato servito in accostamento a tipici piatti della rinomata cucina orientale.
Come primo risultato di questo sforzo imprenditoriale e di promozione, il presidente del Consorzio di Tutela Paolo Ricagno ha annunciato che quindicimila bottiglie di Brachetto partono oggi per la Cina in seguito un accordo siglato dall'organizzazione con operatori commerciali di varie città cinesi.
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