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Racconti Cal-Italiani (Seconda di 4 Parti)
W. Blake Gray - 17 Aprile 2004

  1. Il Sangiovese (1a parte)
  2. La Tasting Room Cal-Italiana (3a parte)
  3. Vendere Cal-Ital non è facile (4a parte)

Segnali d'allarme ignorati
Atlas Peak Sangiovese
Le difficoltà iniziali affrontate dalla Atlas Peak avrebbero dovuto lanciare un segnale d'allarme, ma non è andata così. Dopo il Pinot Nero e prima del Syrah, nella seconda metà degli anni 90 il Sangiovese è stata considerata l'uva del momento, con produttori, coltivatori e commercianti che scommettevano che sarebbe stato il prossimo grande vino nero Made in California. Purtroppo il risultato non ha convinto ne' i critici ne' gli acquirenti.

"In California mangiamo prevalentemente cibi di ispirazione italiana," dice Clendenen, proprietario di 'Il Podere dell'Olivos' e di 'Au Bon Climat', dove produce vini nello stile Burgundi. "Probabilmente il 60 o 70 percento delle ricette che vanno per la maggiore sono italiane. Com'è mai possibile che le varietà di vino Bordeaux prodotto negli Stati Uniti continuino ad essere popolari mentre le varietà di origine italiana, che si accosterebbero con più naturalezza ai cibi che mangiamo, continuano a non esserlo?"

In parte, questo è dovuto alla concorrenza di cantine che hanno prodotto vini italiani da molto più tempo, ossia quelle italiane. Alcuni Sangiovese californiani che si vendono a $25 o più, restano a riempirsi di polvere sugli scaffali dei negozi specializzati, mentre i Chianti che si vendono a metà prezzo vanno a ruba.

"Non sono mai riuscito a capire il concetto," dice Giancarlo Paterlini, sommelier del ristorante 'Acquerello' di San Francisco, in California. "Si producono vini nello stile californiano, usando botti di rovere nuove che danno un sapore molto pronunciato di legno. Perchè? Che bisogno c'è di fare questo? In pratica, mi pare che si cerchi di duplicare qualcosa ad un costo più alto dell'originale."

La corsa alla produzione di vini italo-californiani ha attratto una quantità di professionisti del settore. Robert Mondavi ha creato una cantina appositamente, "La Famiglia", e si è inoltre messo in società con Frescobaldi, il noto produttore italiano. All'inizio degli anni '90, Michael Moone, ex presidente di Beringer Vineyards, assieme a vari soci che includono fra gli altri il golfista Arnold Palmer e il cantante Huey Lewis, ha fondato la cantina di ispirazione italo-californiana Luna Vineyards.

"Luna è il risultato di una osservazione fatta negli anni '80," dice Moone. "Mi ricordo che nei ristoranti italiani c'era una bottiglia di vino su ciascun tavolo. Oggi vogliamo che ci sia una nostra bottiglia di vino su quei tavoli."

Prevedendo un boom, i coltivatori si si sono affrettati a piantare vigneti di uva italiana. Nel 2002 ce n'erano ben oltre 1.000 ettari in California.

"All'inizio c'è stata una scintilla d'interesse in varietà tipo Sangiovese," dice Kevin Barr, proprietario di Redwood Empire Vineyard Management in Sonoma County. Poi la scintilla si è trasformata in incendio. "I viticoltori piantano le vigne. I produttori acquistano le uve. Ma poi passano un paio d'anni prima che il vino arrivi sul mercato e ci vuole altro tempo prima che i consumatori decidano se il vino piace o no," conclude.

Il Sangiovese non è un vigneto facile da coltivare a regola d'arte.

"È un altro esempio di vite prolifica che cresce in fretta, con molte ramificazioni," dice Andy Walker, viticoltore alla UC Davis (Università di California, sede di Davis). "Dovrebbe venire coltivato su terreni poveri e in climi freschi. La stessa cosa è vera in Italia. Personalmente, lo coltiverei su falde collinari. Monterey County per esempio, è una sede ottima, specialmente a bassa elevazione vicino alla baia. Tuttavia, è importante controllare e limitare la produzione per ottenere uva di qualità, e questo rende ancora più difficile fare buoni guadagni coltivando e producendo Sangiovese."

I vigneti richiedono attenzioni particolari anche durante la vendemmia, dice Frank Altamura, proprietario di Altamura Winery & Vineyards in Napa Valley, il cui Sangiovese è uno dei migliori prodotti in California. "Il Sangiovese non matura uniformemente, e uno si ritrova una certa quantità di uva semiacerba assieme all'uva matura," conclude.

Wilfred Wong, responsabile per l'e-commerce di Beverages & More, dice che i produttori sono responsabili quanto i viticoltori per questo fallimento. Come molti vini italiani il Sangiovese va degustato preferibilmente accompagnato da cibo, quindi deve essere ricco di quell'acidità che ripulisce il palato. Questo è un sapore inusuale nei vini californiani dato che le uve locali raggiungono in genere una maturazione abbondante e uniforme. L'acidità si mantiene alta solamente in zone climatiche che hanno notti fredde, ma anche in questo caso, il sole diurno della California rende i vini meno acidici in generale rispetto ai corrispondenti europei. Inoltre, il vino non deve essere troppo forte.

"Spesso i produttori californiani iniziano col produrre dei vini potenti," dice Wong. "Basta pensare allo Chardonnay. La forte 'roverizzazione' e l'abbondante fermentazione malolittica sono un handicap per il Sangiovese, il quale è troppo alcoolico per questo trattamento e risulta quindi sovraccarico."

Il troppo rovere stroppia
Jeff Popick, direttore generale di Chameleon Cellars in St. Helena, California, è d'accordo e ribadisce che "i vini italo-californiani hanno senz'altro sofferto per l'eccesso di rovere. Noi qui siamo abituati ad aggiungere rovere a tutto. Occorre essere un attimo più giudiziosi. Mi ricordo di certi Sangiovese prodotti a metà degli anni '90 che al palato erano solidi come una tavola di legno."

Attualmente ci sono alcuni buoni Sangiovese prodotti in California, ma i distributori che hanno a che trattano Sangiovese prodotto in Italia dicono che puntare su questo vitigno come cavallo di battaglia del movimento italo-californiano è stato un errore. Se commercianti e critici avessero prestato più attenzione al Barbera in passato, che secondo Smerling è "la miglior varietà d'uva coltivabile negli Stati Uniti," il mercato interno americano non sarebbe così prevenuto nei confronti del resto della produzione da uve italiane.

"Secondo me, al momento i vini italo-californiani non sono in fase positiva," dice Wong. "Ci sono, è vero, alcune vere e proprie storie di successo create attorno a Barbera e Moscato. Si è ottenuto anche qualche successo con l'Arneis. Ma è stata puntata troppa attenzione sul Sangiovese."

"Certamente," dice Clendenen, "si vende più facilmente un Pinot Noir a $50 che un Barbera a $12."

"Trent'anni fa i francesi dichiararono che non saremmo riusciti a coltivare Cabernet o Chardonnay in California." aggiunge Chris Dearden, winemaker della Benessere Vineyards, una cantina di Napa Valley che produce Sangiovese, Pinot Grigio e un rosé di Sangiovese. "Adesso sappiamo che non era vero. La realtà è che sia le barbatelle piantate 10 anni fa che le tecniche di vinificazione usate non erano ideali per ottenere Sangiovese di qualità. Se non si parte da buona uva e perdipiù questa viene coltivata su un terreno inadatto, il risultato finale non potrà essere che deludente."

Da allora sono state piantate barbatelle di qualità superiore e le tecniche di produzione sono state ottimizzate. Tuttavia Dearden dice che i costi di produzione per il suo Sangiovese sono alti a causa di tre motivi: il raccolto limitato (dovuto allo sfoltimento dei grappoli - nota del traduttore), al costo della vendemmia fatta a mano e alla cura particolare richiesta durante la pigiatura.

"I consumatori devono pagare di più per bere del buon Sangiovese prodotto in California, altrimenti non avrà senso continuare a produrlo," continua Dearden. "In fondo ci sono consumatori disposti a pagare $150 per un grande Brunello, che è 100% Sangiovese. Non so se ci sarà presto una bottiglia di Sangiovese californiano a $150 la bottiglia, ma penso che i $40 o $50 siano possibili (la produzione del 2000, attualmente sul mercato, si vende attorno ai $25). Produciamo anche alcuni buoni Zinfandel e Syrah che sono più vendibili. Tuttavia vorremmo produrre qualcosa di nuovo che faccia dire alla gente, 'Hey, questo è piuttosto buono'," conclude Dearden.

Molti produttori e viticoltori sperano che il Pinot Grigio sia la varietà che farà cambiare atteggiamento ai consumatori statunitensi nei confronti della produzione di vini italo-californiani. Diversamente dal Sangiovese i consumatori conoscono già il nome, grazie in buona parte alla molta pubblicità fatta al vino prodotto in Italia. Inoltre, l'alto valore dell'Euro nei confronti del dollaro americano ha fatto aumentare i prezzi del prodotto importato rendendo il Pinot Grigio Made in California più appetibile.

"Il Pinot Grigio si è ricavato uno spazio di mercato considerevole in breve tempo," dice Allison Simpson, portavoce di Beringer, la cui cantina produce 45.000 cartoni di Pinot Grigio che si vende, con etichette Beringer e Stone Cellars, per meno di $10 la bottiglia. "È un vino che sta attraendo l'interesse del pubblico in generale in questi tempi. Ai consumatori piace la boccata crespa del Pinot Grigio. Un vino che il consumatore medio trova rinfrescante e piacevole al palato."

Un marketing furbo
Una delle aziende vinicole più attive sul mercato californiano, la E. & J. Gallo, punta molto suol fatto che il consumatore americano medio non farà un parallelo fra il Sangiovese e il Pinot Grigio. Negli ultimi due anni Gallo ha creato 'Bella Sera', una nuova etichetta sotto la quale importa vino italiano. Secondo Tim McDonald, portavoce dell'azienda, oggi vengono importati oltre 1 milione di cartoni, principalmente Pinot Grigio, sotto l'etichetta 'Bella Sera'.

Gallo importa anche quasi un milione di cartoni di Pinot Grigio con le etichette 'Ecco Domani' e 'Turning Leaf'. Inoltre, dice McDonald ha aumentato la produzione anche nelle proprie cantine californiane di MacMurray Ranch, Rancho Zabaco e Gallo of Sonoma.

"Non credo che i consumatori verranno delusi dal Pinot Grigio come è invece successo col Sangiovese," dice ancora McDonald. "Ai consumatori piace questo vino semplice. Se ne possono bere un paio di bicchieri tranquillamente. Non lo si analizza come si fa ad esempio con lo Chardonnay. Il mercato del Pinot Grigio," aggiunge "è in ottima salute."

Il fondatore del Consorzio Cal-Italia, Bob Cappuccino, il quale attualmente importa vini italiani in New Jersey, dice che l'infrastruttura del Consorzio esiste tuttora, è semplicemente in attesa che il mercato si riprenda.

"Non abbiamo tagliato nessun ponte," dice Cappuccino. "Il sito web esiste ancora e potrebbe essere rilanciato senza problemi. Serve semplicemente qualcuno che creda nell'idea e si impegni economicamente con una buona campagna pubblicitaria."

W. Blake Gray è uno scrittore basato a San Francisco
Pubblicato originariamente sul San Francisco Chronicle © 2004
Tradotto dall'inglese da WineCountry.IT


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