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EU e Usa si riconciliano sul vino
Thomas Fuller / International Herald Tribune - 27 Settembre 2005

ToastGli Stati Uniti e l'Unione Europea si sono trovati in disaccordo su tutto un po', dalla guerra in Iraq alla pena di morte, ma in un'area dove i due grandi hanno avuto problemi per circa 200 anni – parliamo del vino – è stato annunciato un modesto riavvicinamento lo scorso giovedì 15 settembre 2005 .

I negoziatori, riunitisi a Washington, D.C. hanno raggiunto un accordo iniziale su alcune nette differenze di opinione in campo enologico che riguardano non solo quello che c'è nella bottiglia, ma anche quello che c'è attaccato, ossia l'etichetta.

Secondo il compromesso, per raggiungere il quale ci sono volute due decadi, l'Europa permette ai produttori Usa l'uso di quelle he la Commissione Europea chiama 'definizioni tradizionali europee', tipo 'château', 'vendemmia tardiva', 'nobile', 'superiore', 'sur lie' e note caratteristiche sull'annata.

D'ora in poi i produttori statunitensi non potranno più usare nomi di luoghi come 'Bordeaux', 'Chablis', 'Champagne' e 'Chianti' su nuovi vini. Tuttavia, in una cruciale concessione vinta da Washington, i produttori Usa che fanno attualmente uso di termini come 'Champagne', o altri nomi di regioni sulle etichette, potranno continuare a farlo.

Questo aspetto dell'accordo non è andato giù molto bene in certi settori europei. Uno dei membri della Commissione Europea a Bruxelles si è detto deluso, ma dice l'Europa non demorde e cercherà di ottenere modifiche in una seconda fase di negoziazioni, che gli europei contano di portare avanti in un prossimo futuro.

"Avremmo voluto spingerci oltre", ha detto il rappresentante politico, il quale ha parlato in condizioni di anonimità, in quanto non è autorizzato a parlare del soggetto pubblicamente. "Forse nella seconda fase. Una volta si vince ed una si perde".

Come un buon vino, l'accordo ha impiegato un considerevole lasso di tempo a maturare.

"Abbiamo negoziato per 20 anni ed un accordo era ormai più che dovuto", ha detto Michael Mann, uno dei portavoce della Commissione Europea. "Questa è l'occasione per un brindisi".

Il vino è stato un soggetto delicato fra Europa e Stati Uniti fin da prima che l'attuale disputa iniziasse. È stato un soggetto delicato infatti, fin da quando, nei primi anni del 1800, assieme a vini importati in Europa dagli Usa arrivarono anche malattie della vite quali fillossera, black rot e powdery mildew, che finirono col decimare, distruggendo quasi completamente i vigneti europei. Ironicamente le vigne d'Europa vennero poi salvate grazie a innesti di viti americane i cui cloni perdurano tuttora.

Il risentimento europeo nei confronti degli Stati Uniti a causa del disastro dei primi del '900 si è protratto fin ben addentro al ventesimo secolo.

Fu Hitler che dapprima proibì le uve americane. Negli anni '30 anche la Francia proibì alcune varietà di uve americane, fra le quali Clinton, Jacquez (a volte chiamato Black Spanish, ossia Spagnolo Nero), Noah, Isabelle e Herbemont. Secondo il parere di Franz Fischler, un ex membro della Commissione Agricola Europea, la coltivazione di queste varietà è attualmente tecnicamente proibita in tutta l'Unione Europea, ufficialmente a causa del loro sapore che viene giudicato 'selvatico'.

L'accordo annunciato lo scorso 15 settembre indirizza anche le tecniche di produzione e certificazioni.

Secondo i termini dell'accordo l'UE accetta alcune delle tecniche produttive americane che finora erano parzialmente proibite in Europa, come ad esempio il metodo della filtratura speciale, o l'aggiunta di pezzi di legno durante l'affinamento per accentuare il sapore di rovere e l'aggiunta di fino al 7 percento di acqua al vino.

In cambio l'attuale amministrazione Bush ha promesso che presenterà una proposta al Congresso chiedendo la restrizione dell'uso dei nomi di località europee, inclusi 'Burgundy', 'Claret', 'Haut-Sauterne', 'Hock', 'Madeira', 'Malag'a, 'Marsala', 'Moselle', 'Port', 'Retsina', 'Rhine', 'Sauterne', 'Sherry' e 'Tokay'.

Secondo alcuni osservatori però, l'Europa non trarrà molti benefici da questo accordo iniziale.

"Credo che non si vedrà nessuna ripercussione positiva sulle vendite di vini europei negli Usa", ha detto Jeffrey Davies di Signature Selections, un'azienda commerciante in vino di Bordeaux, in Francia.

"Potrebbe invece dare una mano ai Californiani t quali sono i maggiori esportatori Usa", ha concluso.

Fonte: Pubblicato in origine dal San Francisco Chronicle – ©2005 San Francisco Chronicle
Tradotto dall'inglese da WineCountry.IT

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