I vini europei rari e da collezione escono dal limbo burocratico
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IMPORTANTE: Quest'ultima revisione del provvedimento di legge impatta esclusivamente gli importatori di vino negli Stati Uniti.
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| Loris Scagliarini, Presidente di WineCountry.IT | |
A partire dallo scorso lunedì 8 Novembre, la FDA statunitense (Food and Drug Administration) ha cessato di imporre l'obbligo di identificare tutti gli alimentari e vini importati negli Stati Uniti col numero di registrazione assegnato al produttore. Se l'importatore non conosce detto numero, come capita di frequente nel caso di vini invecchiati e/o rari, può riportare in alternativa il nome e indirizzo del produttore (il quale però, deve essere comunque registrato con la FDA – nel caso che il produttore non fosse registrato, il prodotto verrà comunque bloccato al porto di ingesso USA – N.d.T.).
Il provvedimento permette l'applicazione di quanto previsto dal Public Health Security and Bioterrorism Preparedness and Response Act (Atto di Sicurezza per la Salute Pubblica e Preparazione e Risposta [in caso di] Attacco Terroristico [con sostanze] Chimiche) del 2002, che richiede la tracciabilità di tutti i fornitori di alimenti in caso di contaminazione dei prodotti.
Dapprima la FDA aveva imposto che la Prior Notice (Notifica Preventiva), che accompagna tutte le spedizioni di alimentari importati negli USA, includesse il numero di registrazione di ciascun produttore. Gli importatori hanno però protestato e la FDA ha deciso che l'indicazione del nome e indirizzo del produttore sono "consistenti con lo spirito della legge", ha detto la portavoce della FDA Lesley Fraser.
Mannie Berk, presidente della ditta di importazione Rare Wine Co. (Compagnia dei Vini Rari) di Sonoma, dice di avere circa 50 cartoni di vino acquistato lo scorso anno immagazzinati in Europa.
Champagne a Burgundi sono stati i vini maggiormente colpiti dal provvedimento a causa degli stretti rapporti commerciali che legano gli importatori ufficiali con i produttori di quelle zone, i quali tendono per questo motivo a scoraggiare gli importatori indipendenti come Berk.
Gli arrivi che Berk si aspetta di ricevere nelle prossime settimane includono due casse di Champagne Bollinger del 1979 ($125 la bottiglia) e un buon numero di bottiglie di Castillo de Fuenmayor Blason Esquide Gran Reserva Rioja del 1954 ($75 la bottiglia).
Berk, che è stato uno dei promotori della protesta con la FDA tramite la California Fine Wine Alliance (Alleanza Californiana dei Vini Fini), dice di aver perso una buona occasione per vendere il Rioja al gruppo di persone al quale era originariamente indirizzato, cioè gente che ha compiuto 50 anni quest'anno e avrebbe voluto stappare una bottiglia di vino di qualità della stessa età. Tuttavia pensa di poterlo vendere ugualmente. "L'ho degustato ed è veramente delizioso."
Nonostante il numero di registrazione sia entrato in vigore lo scorso 12 Dicembre 2003, la legge non è stata ancora applicata completamente. La FDA aveva dapprima stabilito l'applicazione della legge in quattro tappe, ma ha poi posticipato le date a causa dell'impossibilità da parte delle aziende importatrici di mettersi in regola. Molti importatori tuttavia, hanno preferito non rischiare il sequestro delle merci alla dogana ed ha seguito l'esempio di Berk, lasciando i vini in deposito in Europa in attesa che la situazione venisse chiarita.
Il testo del provvedimento finale della FDA non verrà pubblicato prima di Giugno 2005, ma Fraser dice che con ogni probabilità l'imposizione di segnalare il numero di registrazione del produttore nella Prior Notice verrà depennata definitivamente.
Berk dichiara di avere perso dal 10 al 20 percento delle vendite durante lo scorso anno e una percentuale ancora più alta di guadagno, perchè ha fatto arrivare parte del vino acquistato per via aerea in modo che arrivasse prima dell'entrata in vigore della legge.
Rick Sajbel, buyer per la ditta Aabalat Fine & Rare Wines (Aalabat Vini Fini e Rari) di Petaluma, valuta che la confusione generata dalla FDA nell'applicazione della legge gli sia costata all'incirca un 10 percento delle vendite.
Sajbel dice di aver acquistato quantità maggiori di vino da collezionisti americani, in parte a causa dell'incertezza sui regolamenti relativi all'importazione ed in parte a causa del cambio sfavorevole del dollaro, che rende più costosi gli acquisti fatti all'estero.
Le nuove norme della FDA "a grandi linee riporta alla situazione che esisteva in precedenza (nel caso degli importatori – N.d.T.) con la differenza che la Prior Notice introduce un'ulteriore regolamentazione con i relativi costi", dice Sajbel. "Costerà qualcosa in più mantenersi in regola, ma non saranno tuttavia costi proibitivi".
| Pubblicato originalmente su Tradotto dall'inglese da WineCountry.IT |
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