Uno sguardo all'Europa– Prima di 3 parti La Redazione - 11 Settembre 2005
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"Questa sarà la prossima Toscana?"
È la domanda retorica apparsa recentemente sulla sezione viaggi del New York Times facendo riferimento, nella definizione del giornalista, al "polpaccio dello stivale d'Italia", ossia le Marche, la regione locata in centro Italia lungo la litoranea adriatica. Questa zona è nota per l'agricoltura, principalmente granaglie e vigneti, ma offre anche spiagge isolate e città medioevali nelle colline dell'interno, queste ultime perlopiù sconosciute al turismo di massa.

"Un'Italia in via d'estinzione vive ancora nelle città collinari delle Marche", si legge nell'articolo, a sottolineare il fatto che in questa regione, così come in altre parti d'Europa tenutesi al di fuori del circuito turistico tradizionale, sopravvive uno stile di vita all'italiana che, altrove, pare stia scomparendo sempre più rapidamente. Questo è dovuto in parte al massiccio flusso migratorio dall'Africa, dal Medio ed Estremo Oriente e dai Paesi dell'ex blocco comunista dell'est europeo. In parte è invece uno degli effetti collaterali del turismo di massa.
Le Marche rappresentano una di quelle regioni europee dove il visitatore, per riprendersi dalle fatiche culturali che comporta scoprire città medioevali e rinascimentali, può ancora gustare piatti della cucina tradizionale, annaffiandoli con deliziosi vini locali che sono sconosciuti o poco noti ai più. Si tratta di luoghi dove chi arriva da fuori prova ancora un senso di scoperta e dove difficilmente si incontrano orde di turisti armati di macchina fotografica intenti a banchettare con adattamenti semplificati per turisti anzichè le ricette originali. In fondo non sono queste le ragioni principali per cui vacanzieri di tutto il mondo visitano l'Italia e l'Europa ogni anno? Per godersi l'arte e la cultura millenaria del Vecchio Mondo, ma certamente anche per assaporare i piatti e vini tradizionali che, da queste parti, hanno una storia altrettanto antica.
A questo punto il segreto delle Marche non è più tale, almeno per quanto riguarda i lettori del New York Times, e, ora, anche gli utenti internazionali di WineCountry.IT. Mentre le Marche si preparano ad un aumento del turismo, possiamo prendere la regione ad esempio di un fenomeno comune in gran parte dell'Unione Europea. Villaggi, paesi, città ed interi stati stanno cercando di salvare tradizioni e culture locali in un mondo sempre più 'piccolo' e 'aperto', nonostante le minacce del terrorismo e le guerre.
Il tentativo di proteggere le indicazioni geografiche d'origine dei prodotti tradizionali europei si inserisce in questo contesto, proprio in un momento in cui la domanda mondiale per tali prodotti è alta e le frontiere stanno scomparendo sempre più.
L'Europa sta anche cercando di redarre una costituzione che trovi d'accordo tutti i Paesi coinvolti, dalle storiche nazioni fondatrici ai Paesi divenuti più recentemente membri dell'Unione. Allo stesso tempo l'Europa si trova di fronte un altro, più o meno inaspettato problema: i cittadini europei stanno rapidamente cambiando le loro abitudini ed il consumo di certi cibi tradizionali è in calo. Tradizionalisti da un lato e amanti della varietà e della qualità a tavola dall'altro, si stanno battendo più che mai per salvaguardare le identità dei prodotti locali e le tradizioni ad essi legate.
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