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La verità sui Solfiti – Bugie chimiche sul vino (Seconda di due parti)
William Campbell per The Japan Times - 30 Settembre 2004

Parte: 12

Data la lunga tradizione di aggiungere solfiti sia al vino che ad altri tipi alimenti, viene da chiedersi da dove arrivino le grida d'allarme sulla loro dannosità. Va detto che circa lo 0,25 percento dei cittadini americani sono allergici ai solfiti, incluso un caso mortale, dove un uomo è deceduto dopo aver mangiato un'insalata i cui ingredienti erano stati spruzzati con una soluzione di solfito di 2.000 ppm, un prodotto comunemente usato negli anni 70 del secolo scorso (vale la pena ricordare che il vino contiene tipicamente 100 volte meno solfiti del prodotto sunnominato).

  Sulfites
  Solfiti industriali prodotti dalla ditta francese Chaumat Chimie
   

Nel periodo durante il quale la Food and Drug Agency (FDA) stava determinare quali cibi dovessero riportare la presenza di solfiti sull'etichetta, gli attivisti più fanatici dei gruppi anti-alcoolici hanno visto un'opportunità d'oro per associare la consunzione di vino con i 'danni' suppostamente provocati dai solfiti. Questi gruppi hanno fatto pressione con successo sulla FDA che ha imposto la dicitura "Contiene Solfiti", ben visibile, sulle etichette di vino prodotte o importate negli Stati Uniti dal 1986 in poi. Stranamente però, il fatto che uvetta, salsa di soia, sottaceti, succhi di frutta e molti altri prodotti alimentari contengano fino a dieci volte tanto solfiti rispetto al vino, non pare dare fastidio a queste organizzazioni puritane.

Nonostante il fatto che praticamente ogni produttore di vino al mondo faccia uso di solfiti, l'improvvisa apparizione della dicitura sulle etichette del vino vendute negli Stati Uniti ha generato la falsa impressione che i vini americani contengano quantità eccezionali di prodotti chimici. infatti l'Australia richiede che le etichette di vino portino la dicitura 'Preservative (220) Added', ossia 'Conservanti (220) Aggiunti' in caratteri piccoli, mentre l'Unione Europea non richiede nessuna dicitura.

È abbastanza comune udire commenti del tipo: "I solfiti presenti nei vini americani mi danno il mal di testa, mentre non mi succede mai quando bevo vini prodotti in Europa." Alcuni ricchi consumatori, ma ciononostante non troppo ben informati, dichiarano di acquistare i loro Bordeaux in Europa per poi importarli privatamente, dato che "Tutti sanno che il Bordeaux importato negli USA contiene solfiti, i quali non sono presenti nel vino venduto in Europa."

Si sa che alcune persone soffrono di mal di testa bevendo anche irrisorie quantità di vino rosso, tuttavia la vera causa di questo fenomeno non è nota. Ciò che si sa per certo d'altra parte, è il fatto che i vini bianchi in bottiglia contengono sostanzialmente più solfiti rispetto ai vini rossi dato che non contengono tannini o agenti coloranti. Per questo motivo i vini bianchi hanno bisogno di un 'aiuto' antiossidante maggiore per sopravvivere in bottiglia.

Ne consegue che chiunque beva vino bianco (o mangi frutta secca) ma al contempo dica che i solfiti presenti nel vino rosso gli procurano mal di testa è in errore.

È interessante notare come alcuni produttori e importatori giapponesi abbiano sposato questa causa e cerchino di posizionare commercialmente vini definiti "privi di solfiti" come l'ultimo prodotto del 'ritorno alle tradizioni nella produzione vinicola'. (Tale definizione è corretta solo se per 'tradizione' si intende pre-romanico.) Naturalmente, dato che il lievito presente nell'uva produce solfiti naturalmente durante la fermentazione, non esiste un vino che sia totalmente 'privo di solfiti'. Ciononostante la FDA consente l'omissione della dicitura 'Contiene Solfiti' a vini che contengono solfiti in concentrazione inferiore a 10 ppm. Perdipiù, in questi casi molti produttori aggiungono la scritta 'No Added Sulfites', ossia 'Senza Aggiunta di Solfiti', il che porta i consumatori a pensare erroneamente che il vino non contenga assolutamente solfiti.

È possibile che tradizioni enologiche secolari siano sbagliate? Può darsi che la nuova ondata di vini 'Senza Aggiunta di Solfiti' rappresenti un passo avanti della tecnologia enologica? Recentemente abbiamo partecipato a due degustazioni tecniche in condizioni controllate di 'doppia cecità, dove cioè non veniva svelato a priori ai partecipanti il tipo di test condotto. In questa occasione abbiamo avuto modo di assaggiare gli stessi vini in versioni con e senza aggiunta di solfiti. I vini provenivano da due produttori italiani i quali hanno, in assoluta onestà, imbottigliato le due versioni separatamente e lasciando giudicare i risultati ai pannellisti partecipanti.

Le tre coppie di vini bianchi degustati sono stati il 2002 e 2003 Sassaia, prodotti da Angiolino Maule, e il 2000 Oslavje, prodotto da Radikon. Per ciascun vino abbiamo degustato sia la versione regolare che quella 'no added sulfite'. Le differenze sono risultate essere drammatiche. In tutti e tre i casi, le versioni rivelate in seguito essere quelle 'senza aggiunta di solfiti', i vini avevano un colore bruno e un odore che ricordava lo sherry e i fagioli verdi bolliti. Mentre le versioni regolari avevano colori brillanti e sono risultati freschi al palato, le versioni 'senza solfiti' avevano un sapore di sherry caramellato e caratteristiche notevolmente più 'brutali' ed astringenti.

A volte risulta può risultare difficile differenziare due tipi di vino con caratteristiche simili, ma in questo caso le differenze erano blatanti. Tutti i partecipanti alla degustazione hanno descritto le versioni senza aggiunta di solfiti come leggermente, o esageratamente, oltre la soglia di maturazione, e un degustatore in particolare ha dichiarato che questi vini sembravano aver passato un'estate nel bagagliaio di un'automobile. Un altro partecipante ha identificato le due versioni del 2002 Sassaia come lo stesso vino, ma ha pensato che provenissero da vinificazioni distanti una decina d'anni l'una dall'altra.

Nonostante una partecipante alla degustazione abbia dichiarato che la sua azienda continuerà ad importare vini senza aggiunta di solfiti "Per soddisfare la domanda," non c'è stato nessun dubbio su quale delle due versioni ciascun partecipante preferisse servire alla propria tavola.

Le versioni regolare e "no sulfur dioxide" dei vini menzionati sopra possono essere acquistate (in Giappone) sul sito Internet www.rakuten.co.jp

Pubblicato originalmente su The Japan Times ©2004 The Japan Times
Tradotto dall'inglese da WineCountry.IT


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