'Sicilia en Primeur' 2006
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| Teatro Massimo, Palermo | ||
| Foto: Melchiorre di Maria |
Ad aprire i lavori il presidente di Assovini Sicilia, Lucio Tasca D'Almerita, secondo il quale la kermesse, divenuta la manifestazione più importante in Italia nel suo genere intende offrire alla valutazione degli esperti internazionali l'ultima vendemmia di una regione tra le più vocate, emergente ma già osservata con grande rispetto in tutto il mondo. "Un successo" rileva Tasca D'Almerita, "che la vendemmia del 2005 esalterà ancora di più: si tratta, infatti, di una vendemmia straordinaria, la migliore degli ultimi vent'anni".
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Anche quest'anno 'Sicilia en Primeur' ha potuto contare sul sostegno di Banca Nuova e di sponsor quali Ice, Milano Fiere e i tre assessorati della Regione Siciliana: Agricoltura, Beni Culturali e Turismo. Un'ulteriore testimonianza dell'importanza che il governo regionale attribuisce alla vitivinicoltura e all'intreccio strategico che lega enogastronomia, tradizioni, cultura, ambiente e storia.
Per il presidente di Banca Nuova, Martino Breganze, 'Sicilia en Primeur' rappresenta una scommessa vinta. "Tre anni fa – dice il presidente Breganze – abbiamo puntato su quest'iniziativa, consapevoli dell'esistenza di altre importanti manifestazioni di settore. Da allora ad oggi l'iniziativa non soltanto si è consolidata, ma ha visto crescere enormemente la presenza sia dei produttori sia dei giornalisti specializzati e degli esperti provenienti da tutto il mondo. 'Sicilia en Primeur' rappresenta uno specchio di ciò che la Sicilia può offrire a partire da questo grande prodotto che è il vino".
Sulla necessità di alleanze tra associazioni e regioni per il successo di iniziative di settore, si è soffermato anche Piergiacomo Ferrari, amministratore delegato della Fiera di Milano. "Con la Sicilia – afferma il direttore – si è consolidato un rapporto particolarmente profondo per quanto riguarda il prodotto vino. Al lancio di MiWine, la prima vera fiera di business, avvenuto due anni fa, la Sicilia ci ha seguito con una notevole presenza di produttori locali che hanno presentato un prodotto di grande qualità".
È dunque chiaro che in questa manifestazione il ruolo degli sponsor non è solo quello di renderla possibile con il loro apporto finanziario, ma soprattutto, dice il consigliere delegato di Assovini Sicilia Franco Pisa, "quello di sottolineare l'importanza del 'fare squadra' e di elaborare una strategia comune tra diversi enti, pubblici e privati, verso lo sviluppo economico e sociale della Regione Sicilia".
Una visione di filiera che veda impegnati tutti gli attori del comparto è alla base della filosofia dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Per Giuseppe Bursi, dirigente dell'assessorato in questione, questa visione globale del comparto è indispensabile, considerato il peso che questo riveste per l'economia regionale. Si parla di un giro d'affari di 600 milioni di euro, cioè il 20% del Prodotto Interno Lordo dell'isola e di un export che ha registrato un incremento del 60% rispetto allo scorso anno, sfiorando gli 81 milioni di euro. Questi risultati continuano a scontrarsi però con quello che è il settore cooperativistico isolano, mostrando una Sicilia vitivinicola a due velocità.
"I risultati ottenuti in questi anni – sostiene Bursi – sono frutto di una strategia che ha avuto come obiettivo principale l'aggiornamento dello schedario vitivinicolo, così da effettuare controlli e programmare interventi. La programmazione ha riguardato la ristrutturazione e riconversione dei vigneti; la ristrutturazione tanto delle aziende private quanto delle Cantine sociali; la ricerca con un progetto di selezione clonale per migliorare in primis la qualità dei vini ottenuti dai nostri vitigni autoctoni e l'istituzionalizzazione di 11 strade del vino. Affinché si realizzi una reale visione di filiera bisognerà concentrare gli sforzi sul segmento cooperativistico, per aiutare le cantine a produrre meglio e ad offrire un prodotto di qualità".
I risultati dell'annata 2005 sono stati illustrati da Attilio Scienza, ordinario di vitivinicoltura all'Università Statale di Milano, il quale si è soffermato in un secondo momento sull'importanza del progetto di selezione clonale avviato dalla Regione e sulla necessità di intervenire all'interno del comparto sulla formazione e sulla comunicazione.
Per il professor Scienza il 2005 è stata un'annata al di fuori della norma. Le piogge abbondanti, l'alternanza tra notti fresche e giornate calde, ma mai torride, hanno influito positivamente sul ciclo vegeto-produttivo della vite. Si tratterà di vini che, se nella degustazione en primeur non sono riusciti ad esprimersi al meglio, avranno un'enorme potenziale di sviluppo degli aromi terziari in bottiglia. In particolare per quanto riguarda le uve bianche autoctone (Catarratto, Inzolia, Grecanico, etc.) sono risultate con un giusto contenuto zuccherino e un'eccellente acidità, che garantisce la persistenza nel tempo di profumi e aromi straordinari. Eccezionali i risultati ottenuti con il Grillo. Grandi performances sono state ottenute anche con le varietà internazionali, soprattutto con gli Chardonnay. Per quanto riguarda i rossi, sia le varietà autoctone (Nero d'Avola, Nerello, Frappato, etc.) che quelle alloctone e internazionali (Syrah, Merlot, Cabernet) hanno raggiunto un ottimo grado di maturazione, assicurando un giusto contenuto zuccherino e definendo polifenoli ed antociani che forniscono profumi e sensazioni mai riscontrati prima d'ora.
"Il 2005 – sostiene il professor Scienza – sarà ricordato come un anno eccezionale, per molti versi simile alla vendemmia 2002. I risultati ottenuti con le produzioni da vitigni autoctoni dimostrano come la scelta della regione di considerare questo patrimonio varietale non solo una scelta agricola, ma soprattutto culturale, si stia rivelando vincente. Bisogna adesso ricreare attorno a questi vitigni un ambiente culturale capace di valorizzarli. Qui si innestano una serie di contraddizioni, innanzi tutto per la continua lotta fra tradizione e innovazione. La tradizione è importante, ma non deve rappresentare un freno. In secondo luogo poi, occorre puntare sulla formazione e la comunicazione per poter recuperare il senso del valore estetico di un vino. Guide e giornali di settore – conclude il professore – stanno trasformando il consumatore quasi in un chimico del vino. Anche la Sicilia deve uscire da questi schemi e deve, attraverso le due leve della formazione e comunicazione, guidare il consumatore, così che questi possa cogliere l'anima e lo spirito che caratterizza questo prodotto".
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"Una vendemmia memorabile, la migliore degli ultimi vent'anni". Questo il giudizio che gli oltre cento giornalisti specializzati ed esperti internazionali riuniti a Palermo per la terza edizione di '








