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Vinitaly 2005: 12% in più di visitatori stranieri
La Redazione - 23 Aprile 2005

Con 143 mila visitatori, dei quali 30 mila provenienti dall'estero, la manifestazione veronese consolida il suo ruolo di vetrina internazionale del mondo vinicolo.

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  Vinitaly 2005
  Vinitaly 2005, The Apulia Section
  Vinitaly 05
  Vinitaly 2005, La Togata
  Vinitaly 2005
  Vinitaly 2005
  Vinitaly 2005
  Fotografie: Loris Scagliarini
   

Grande affluenza di visitatori stranieri quest'anno al Vinitaly, che sono stati ben 30 mila, ossia una su cinque delle 143 mila persone che hanno visitato la 39a edizione della rassegna. La crescita degli operatori esteri è stata del 12 percento, con un'incidenza del 21 percento sul totale. Queste cifre hanno ridato fiducia agli operatori del settore.

"Ancora una volta Vinitaly ha permesso alle aziende di fare business”, afferma presidente di VeronaFiere, Luigi Castelletti, "ma il nostro impegno non finisce oggi. L'internazionalizzazione della nostra attività ci porterà in maggio a Mosca con Vinitaly Russia, a ottobre negli Stati Uniti con Vinitaly US Tour, a novembre in Cina con Vinitaly China e, per la prima volta, in India con il marchio Vinitaly nel gennaio del 2006”.

"Affluenza ottima, molto estero e grande soddisfazione dei clienti italiani”, questa l'impressione di Alessandro Dal Zovo delle Cantine Sartori, che tra gli stranieri cita nordamericani, giapponesi, operatori di Hong Kong, Gran Bretagna e tanti tedeschi. Tanti ritorni pure per le Cantine Speri, in particolare da Usa e Canada, ma anche appuntamenti fissati in precedenza per questa occasione con operatori finlandesi e dell'Europa dell'Est.

"Anche se le aspettative non erano delle migliori, l'affluenza è stata equilibrata e in crescendo. La novità è rappresentata dai maggiori contatti avuti con i Paesi Scandinavi”, dice Angelo Valentini delle Cantine Lungarotti, vincitrici del Premio Internazionale Vinitaly 2005 per l'Italia.

"Grande Vinitaly, dal punto di vista organizzativo uno dei migliori”, dice Anna Abbona della Marchesi di Barolo, confermando molti nuovi contatti, specie con Russia, Ungheria e Cina. Fausto Peratoner, delle cantine La Vis, da parte sua mette in evidenza il grande interesse manifestato dagli operatori tedeschi, inglesi e del Nord Europa in genere, oltre che da giapponesi, ancora russi e, come inattesa novità, i neozelandesi.

"Buoni contatti, tanti giovani titolari di wine bar ed enoteche, appassionati e preparati, un'attenzione particolare dalla distribuzione organizzata”, è il commento di Marco Caprai, produttore umbro di Sagrantino.

Questa edizione di Vinitaly ha messo comunque in luce il momento di transizione che sta vivendo il mondo del vino, che fa prevedere cambiamenti strutturali e di strategie per i prossimi anni. Si rendono necessarie nuove forme di penetrazione sia in mercati emergenti che su mercati importanti come quello statunitense, che secondo un recente studio della francese Vinexpo nel 2008 assorbirà un quarto della produzione mondiale di vino. La proposta dell'Italian Flavor Consortium® si innesta perfettamente in questa particolare situazione di mercato, rendendo più facile ad operatori stranieri degustare ed acquistare vini e prodotti gastronomici italiani di qualità, anche quelli di nicchia prodotti in quantità limitata quali la gelatina di Brunello di Montalcino.

"Molti comunque i dati di ripresa", dice il presidente Castelletti, "a conferma dei segnali presentati dal ministro Gianni Alemanno durante la giornata inaugurale della manifestazione”.

Numerosi gli espositori che hanno visto riconfermata la propria posizione, altri hanno avuto nuovi contatti o hanno consolidato di persona rapporti instaurati in precedenza con operatori stranieri. C'è chi ha visto americani e chi no, non tutti sono stati visitati dai tedeschi, altri hanno conosciuto di persona russi, cinesi o giapponesi, mentre altri non hanno avuto nuovi contatti, proprio come succede quando c'è un cambiamento in corso. I Paesi emergenti sembrano ancora più una potenzialità che veri mercati di sbocco per il 'made in Italy' enologico, invece cresce l'attenzione dei Paesi del Nord Europa, anche se in quel caso una vera cultura del vino è ancora tutta da costruire.

I piccoli forse sono più soddisfatti dei grandi, come pure chi hanno anticipato le nuove tendenze manifestate dai consumatori, ai quali bere in modo generico non basta più. Il consumatore moderno è alla ricerca di qualità e personalità nei vini che beve, sia in enoteca che a casa propria.

È il caso dei vini della Franciacorta, in continua crescita: "Stiamo raccogliendo i risultati degli investimenti promozionali fatti nel corso degli anni", spiega Adriano Baffelli, direttore del Consorzio per la tutela del Franciacorta, "che ci hanno permesso di dare ai nostri prodotti una forte identificazione con il territorio che ora viene molto apprezzata”.

Diverse e in genere soddisfatte le aspettative dei vari espositori rispetto al Vinitaly.

C'è chi lo vive come una vetrina, chi come momento di incontro con i propri clienti, chi anche di contatto con il pubblico. Chi investe soldi, comunque, sente l'esigenza di avere ogni anno qualcosa di più in termini di servizi e di risultati. Per questo sono state apprezzate le migliorie apportate quest'anno dall'organizzazione fieristica.

Fonte: Servizio Stampa Veronafiere


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