Rossi di Sicilia 2004
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| Rosso di Sicilia 2004 | |
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| Apertura dei lavori | |
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| Alcuni dei vini presentati | |
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| Degustazione | |
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| Vino e cioccolato | |
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| I formaggi ragusani | |
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| Mucche della razza modicana | |
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| Castello di Donnafugata | |
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| La sfilata di moda | |
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| La sfilata di moda | |
| Fotografie di Melchiorre
di Maria Servizi di enogastronomia e turismo per testate specializzate regionali e nazionali. Tel:348 9238335 |
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La kermesse, che nasce come vetrina dei grandi vini rossi prodotti nell'isola, ha cercato di focalizzare l'attenzione sulle peculiarità che distinguono le produzioni siciliane l'una dall'altra, per territorio, clima, varietà e uvaggi. Un patrimonio eno-sensoriale di grandissimo pregio che ha profondamente cambiato il profilo della vitivinicoltura siciliana, passando da regione grande produttrice di vini bianchi, a terra anche di prodigiosi rossi, di grande struttura e morbidezza, longevi e pronti a confrontarsi con le etichette più blasonate del mondo. Una rivoluzione che ha la sua prima ragion d'essere nel favore del mercato e dei consumatori, soprattutto esteri, e dal livello qualitativo raggiunto da questi vini che, continuano ad avere, un buon rapporto qualità/prezzo. Al centro di questo sviluppo c'è il fenomeno Nero d'Avola – grande vitigno di terra siciliana – su cui si concentrano le attenzioni del grande pubblico, senza perdere di vista – e questo è uno degli obiettivi degli organizzatori – gli altri vitigni autoctoni a bacca rossa coltivati nell'isola. A questo proposito, l'Istituto regionale della vite e del vino ha realizzato una sperimentazione sul territorio della Doc del Cerasuolo, mirata al miglioramento qualitativo della produzione enologica di questa zona viticola.
Ma il futuro del vino, a detta di Nicolas Joly, produttore francese di Borgogna e uno dei guru mondiali della biodinamica intervenuto alla manifestazione, risiede nell'originalità del gusto, nelle emozioni che restituisce in bocca.
"In futuro si venderà l'originalità - ha detto Joly - per ora, con i gusti uniformati dai circa 300 lieviti aromatici standard, vinceranno le grandi marche con la mano d'opera meno cara. Oggi sono l'Australia e l'Africa del Sud, tra 10 anni sarà la Cina. Ma se il consumatore sente il gusto del beaujolais in un vino cileno, si sentirà preso in giro. Farsi trascinare su questa strada e' una follia. E allora bisogna tornare ai 30 ceppi di lieviti naturali che danno il sapore al vino intimamente legato al territorio. Sarà il gusto a fare la differenza, si otterranno vini forse meno buoni, in assoluto, ma tutti autentiche espressioni della Sicilia. L'isola con la sua storia millenaria davvero portata nel bicchiere sarà in grado di fare la differenza sul mercato''. Momenti di incontro riservati alla stampa specializzata nazionale ed internazionale
Fitto il calendario dei convegni, degli incontri dedicati ai buyers e dei laboratori del gusto di Slow Food
Si è entrato subito nel vivo con il primo convegno in programma: "La Sicilia del vino di qualità. Tradizione e innovazione, una formula di successo", che ha visto politici, produttori e cattedratici dibattere sulle prospettive del vino di qualità, sia per gli aspetti specificatamente produttivi, primo fra tutti quello della valorizzazione dei vitigni autoctoni coltivati nell'isola, che per quelli legati alla promozione e commercializzazione del prodotto, soprattutto, sui mercati esteri.
L'assessore regionale all'Agricoltura Innocenzo Leontini è categorico: "il successo del vino siciliano non è un fatto episodico. Siamo la regione viticola più dinamica ed in grado di seguire le tendenze del mercato. Il futuro è roseo, anzi se mi consentite, direi rosso. In pochi anni da regione prevalentemente bianchista si è arrivati a produrre grandi rossi di struttura, longevi e attraenti. Dagli ultimi dati emerge che mentre nelle province di Trapani, Palermo ed Agrigento la percentuale dei bianchi è ancora molto alta, attestandosi sul 70%, tra le province di Caltanissetta ed Enna questa si riduce fino ad arrivare al 15-20% per aumentare in maniera esponenziale nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa la situazione si capovolge a favore dei rossi la cui percentuale varia tra l'81% e l'89%".
L'assessorato ha accompagnato questo processo di riqualificazione del comparto intervenendo con la rielaborazione dell'Ocm (Organizzazione Comune di Mercato) vino orientata alla valorizzazione delle Doc e dei vitigni autoctoni; per non parlare del lavoro di selezione clonale sui vitigni antichi ed autoctoni isolani. Se le Istituzioni regionali sono state d'aiuto in questo processo dall'altro lato il tessuto produttivo ha saputo fare sistema sviluppando un atteggiamento sinergico sul territorio, basti pensare alle Strade del Vino e alle Città del Vino a cui molti comuni dell'Isola hanno aderito perché considerati strumenti di conoscenza e di promozione non solo del prodotto vino ma dell'intero territorio.
"Come diceva Sciascia – ha proseguito Leontini – il mare è sempre più colore del vino e il turista che arriva in Sicilia, a Ragusa degusta il vino insieme al Barocco, nelle Eolie la Malvasia si sposa al mare, ad Agrigento ritroviamo la Magna Grecia. Giacimenti culturali che il vino lega idealmente attraversando la storia. Un valore aggiunto che solo una terra come la Sicilia può offrire al viaggiatore curioso, che vuole cogliere davvero l'anima della nostra terra".
Ad Attilio Scienza, cattedratico di fama internazionale incaricato dalla Regione Siciliana di selezionare i cloni dei vitigni storici della Sicilia, il compito di illustrare lo stato della ricerca sul campo, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione della variabilità che distingue le diverse zone viticole siciliane. "Dobbiamo capire che la variabilità genetica che ha sempre caratterizzato la viticoltura siciliana è una risorsa importante che consente di ottenere una pluralità di vini, pur partendo dallo stesso vitigno. Una peculiarità che trova nei diversi terroir un'ulteriore diversificazione. La Sicilia in questo senso è davvero un continente meraviglioso. Siamo impegnati in un lavoro di ricerca scientifica per catturare l'impronta digitale di ogni clone. Alla fine disporremo di una banca dati che sarà messa a disposizione del tessuto produttivo. Ecco cosa significa innovazione".
La parola passa a Dario Cartabellotta, dirigente coordinatore dei servizi di sviluppo dell'Assessorato regionale all'Agricoltura. "Stiamo sviluppando un'azione di grande supporto tecnico e informativo affinché i produttori siciliani possano rafforzare ed estendere il successo della viticoltura di qualità dell'isola. Il gap che ci ritrovavamo ad avere, oggi è stato colmato e, in certi casi, siamo riusciti ad indicare una nuova frontiera per chi intende investire nella qualità e in un'agricoltura più moderna. Oggi le nostre strutture sono al fianco di chi produce con un gruppo di tecnici e specialisti che, con impegno, riescono ad orientare e a informare su tutto il territorio siciliano. Il Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) ne è una prova evidente".
Il Sias appunto ha il compito di studiare dettagliatamente il territorio dal punto di vista climatico, trovando le migliori relazioni tra vitigno e terrori. Non solo perché esso fornisce un servizio che riesce a ottimizzare i processi produttivi e gestionali delle aziende vitivinicole attraverso un'informazione continua e specialistica, ad esempio, quella riguardante la difesa fito-sanitaria e l'irrigazione così da garantire un corretto equilibrio tra attività produttiva e ambiente.
Una voce importante quella poi di Lucio Tasca d'Almerita – storico produttore siciliano e presidente di Assovini Sicilia – che ha posto l'accento sull'atteggiamento che i produttori devono avere rispetto al mercato, peraltro in crescita in volumi e non in consumi: "pedalare, essere umili, per poter essere, allo stesso tempo, propositivi e competitivi. Le istituzioni devono sostenerci e voglio congratularmi con l'Assessore Leontini che, in appena due mesi dal suo insediamento, è riuscito ad entrare in perfetta sintonia con questo mondo complicato, eppure fondamentale per il futuro dell'economia siciliana".
I laboratori eno-sensoriali ed appuntamenti collaterali
Grande spazio è stato dedicato alle degustazioni e ai laboratori eno-sensoriali diretti da Nino Aiello e da Giancarlo Lo Sicco, delegati regionali di Slow Food, che hanno condotto enonauta in un viaggio ideale tra le diverse zone produttive della Sicilia enologica in grado oggi di soddisfare i palati più raffinati ed esigenti.
Particolare successo ha riscosso il laboratorio dedicato all'abbinamento tra cinque rossi caratteristici dell'Isola, in prevalenza di Nero d'Avola, e il cioccolato modicano, ottenuto con la tradizionale ricetta azteca della fusione a freddo con lo zucchero, in tre gusti diversi: alla cannella, alla vaniglia e al peperoncino. Ed anche un quarto assaggio, la pasta di cacao pura, unita ai sapori del rosso, ha riscosso il consenso dei palati in giuria.
La manifestazione oltre che una 'occasione di riflessione economica e organizzativa' sulle prospettive di un segmento della produzione vitivinicola dell'isola, ha voluto condurre i numerosi giornalisti intervenuti, circa cinquanta, alla scoperta del territorio con la visita alle città di Modica e Ragusa Ibla; delle antiche masserie della zona dove si alleva allo stato brado la Modicana, una delle più importanti razze bovine autoctone dell'isola dal cui pregiato latte si ottiene una parte del Ragusano Dop.
Per finire, ad animare le serate hanno contribuito il concerto jazz di Francesco Cafiso, appena quindici anni ma già affermato musicista a livello nazionale ed internazionale, e la sfilata di moda che ha visto in passerella abiti di giovani stilisti siciliani.
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