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Quanto può essere buona l'Italia a tavola? -2-
Frank Bruni - 4 Dicembre 2006

Seconda di cinque parti
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Non è a caso che ho scelto queste due regioni. Basta infatti parlare con qualunque appassionato conoscitore di cucina italiana e, a meno the non si tratti di un amante in assoluto del pesce, sia un bastian contrario di natura, oppure siciliano, l'Emilia Romagna ed il Piemonte sono quasi certamente i due paradisi culinari menzionati più spesso con grande fervore.

 
The Tamburini shop in Bologna
 
Il negozio di Tamburini a Bologna
Foto di Dino Fracchia per il New York Times

Per l'Emilia Romagna questa è storia antica. In un'edizione economica del libro The Food of Italy (Il Cibo d'Italia), che è stato pubblicato per la prima volta nel 1971, Waverley Root dedica 111 pagine a questa regione, mentre al Piemonte ne dedica solo 38. Nel libro Italy for the Gourmet Traveler (L'Italia per il Viaggiatore Buongustaio), che è uscito nel 1996, l'autore Fred Plotkin dichiara candidamente che l'Emilia Romagna è "la miglior regione d'Italia" a tavola. Le menzione riservata al Piemonte è secondaria al confronto.

Per vari motivi tuttavia, l'apprezzamento per la cucina piemontese è aumentato sostanzialmente in anni recenti, in parte grazie anche allo zelo di molti novelli amanti del vino. Questi enoturisti arrivano in Piemonte a frotte, perchè  è qui il Nebbiolo, ossia il vigneto alla base dei nobili Barolo e Barbaresco, da molti considerati i vini migliori d'Italia, trova un ambiente ideale negli irti crinali delle sue colline.

Il Piemonte risponde a questa 'invasione' con un marketing in certo qual modo frugale, ma attento. Ovunque si trovano infatti brochure patinate che decantano la cucina regionale e nel centro storico di Alba, durante i fine settimana di ottobre e novembre, si incontrano folle di visitatori che prendono d'assalto venditori di pane, formaggi e salsicce piemontesi. Quello che in passato era un mercato stagionale dedicato al tartufo bianco, oggi è divenuto una vera e propria fiera del cibo tradizionale.

C'è anche un altro fattore che ha contribuito a promuovere l'immagine gastronomica del Piemonte. L'ho scoperto quando ho chiesto ad un inserviente d'hotel di Bra se mi raccomandava un ristorante informale, dove potessi mangiare un boccone senza troppa pompa. Fraintendo la mia richiesta, ha pensato che andassi di fretta e stessi cercando il classico fast food ed ha espresso la sua disapprovazione con un lungo sospiro.

"In questa città il cibo è quasi una religione", mi ha detto, facendomi notare che il movimento dello Slow Food, che oggi è conosciuta in tutto il mondo, è nata proprio a Bra una ventina di anni fa ed il quartier generale si trova tuttora in città. Lo Slow Food organizza conferenze internazionali in Piemonte e da un paio d'anni sponsorizza un'università dedicata esclusivamente all'apprezzamento del cibo a Pollenzo, nei pressi di Bra. L'università, naturalmente, ha anche una sede distaccata in Emilia-Romagna, nei pressi di Parma.

Fonte: Pubblicato in origine sul New York Times – ©2006 New York Times

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