Inaugurato a San Giovanni d'Asso il Primo Museo del Tartufo in Italia
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| Tartufo Nero, chiamato anche 'trifola' | |
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| Tartufo Bianco della varietà Tuber Magnatum Pico | |
Si tratta del ventinovesimo sistema museale senese, ed è stato inaugurato lo scorso sabato, 13 novembre 2004, a San Giovanni d'Asso, in provincia di Siena, nei sotterranei del millenario Castello locale alla presenza del presidente della Provincia di Siena, Fabio Ceccherini, e del sindaco di San Giovanni, Michele Boscagli.
Lo spazio, che è stato completato in meno di due anni, occupa 250 metri quadrati suddivisi in quattro nuclei espositivi.
"[Questo] è il traguardo di una comunità che in passato ha già dato prova di attaccamento all'identità del proprio territorio", ha detto Ceccherini, "che ci autorizza a sperare che possa ripetersi un nuovo fenomeno di moderato, sostenibile sviluppo rurale e di ripopolamento, come già è avvenuto in altre parti della provincia".
"È una realizzazione che rende fieri noi, ma anche chi ci ha preceduto e l'ha avviata", ha affermato il sindaco Boscagli, "vogliamo che questo sia per sempre un luogo bello da contemplare, ma soprattutto da vivere e valorizzare giorno per giorno".
Il professor Gianfranco Molteni, coordinatore scientifico del Museo, ne ha sottolineato la funzione.
"Non si punta a conservare il tartufo, che sarebbe impresa velleitaria; qui si vuole valorizzarlo assieme a tutto l'habitat, sia naturale che sociale, che gli sta intorno".
È questo dunque il filo logico del percorso espositivo, capace di approfondire il ruolo del pregiato tubero nella mitologia, di analizzare il rapporto tra uomo e cane che ne permette la 'cerca', e di sviluppare le conoscenze sull'ecosistema naturale che ne facilita la nascita.
Si accede al museo partendo dalla sezione in cui filmati rievocano la funzione esoterica del tartufo che, secondo antiche leggende, fu originato da un fulmine. Si prosegue poi attraversando una lunga serie di esperienze sensoriali.
Già dal primo giorno infatti, i primi visitatori sono stati invitati a cercare di riconoscere le 'sensazioni' legate al tubero: usando il tatto per rimestare in alcuni orci, tramite l'udito ascoltando i passi del cane da 'cerca' o il rumore del vanghetto, con il gusto tramite piccoli assaggi e, infine, con l'olfatto cercando di distinguerlo fra una varietà di altri odori. Quest'ultimo test, il cosiddetto 'odorama', rappresenta una vera giostra degli odori che non ha precedenti nel suo genere.
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